Siria: emergono le condizioni per il cessate il fuoco

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Siria: emergono le condizioni per il cessate il fuoco

Vignetta di Ivan Guidone

Continuano i colloqui tra gli Stati Uniti e la Russia per cercare di arrivare ad un cessate il fuoco in Siria, nonostante il fallimento dei loro tentativi di chiudere la delicata questione già in occasione del G20. L’obiettivo da raggiungere, almeno quello a cui punta Washington è quello di «una cessazione delle ostilità a livello nazionale, un ripresa dei colloqui a Ginevra sotto gli auspici delle Nazioni Unite e del suo inviato speciale per la Siria, Steffan de Mistura, la consegna degli aiuti umanitari e l’accesso a tutte le aree sotto assedio». A dichiararlo – secondo fonte EFE – è stato il vice portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner. Se la strada che imboccheranno sarà quella auspicata dagli Stati Uniti ci sarà, secondo Toner, anche la possibilità di «lavorare con la Russia per distribuire attacchi diretti specificamente contro al Nusra e Dáesh (NdR: Stato islamico), che sono il nemico chiaro che condividiamo in Siria.»
«Kerry continuerà a lavorare con il ministro degli Esteri (NdR: russo Sergey) Lavrov, e l’aspettativa è che si incontreranno di nuovo molto presto, ma ancora non si conosce il luogo o il momento specifico», ha detto Toner, specificando che le squadre tecniche di entrambi i paesi stanno lavorando insieme a Ginevra per cercare di raggiungere un accordo.
Una buona notizia che arriva qualche giorno dopo il sit-in tutto italiano, organizzato a Roma dall’Associazione Art. 21 in collaborazione con Unicef, Amnesty International, Comunità Sant’Egidio, Federazione Nazionale Stampa Italiana, gruppo #NoBavaglio e tante altre associazioni per chiedere di fermare i bombardamenti su Aleppo e Manbij ed aprire i corridoi umanitari per la fornitura alle popolazioni assediate. Una piazza in cui è stata espressa una fiducia incondizionata nei confronti del segretario generale Staffan de Mistura che sta spingendo affinché si arrivi ad una tregua duratura per portare gli aiuti ad Aleppo che – va ricordato – sono indispensabili per poter salvare i 100mila bambini intrappolati e le 300mila persone che stanno morendo di fame e di stenti, costretti a nutrirsi di foglie e carcasse di animali. Per Antonella Napoli, giornalista e membro del Consiglio di presidenza di Articolo 21, «il nostro sit-in è stato un gesto simbolico, una testimonianza di chi non si indigna solo ad Agosto ma chiede con forza lo stop dei bombardamenti in Siria».
Voglia di reagire e di non assistere passivamente ad un’inutile guerra civile che, in Siria, dal 2001 ad oggi ha solo portato a moltiplicare i morti e rendere le condizioni di vita dei civili inaccettabili per Stati come l’Italia.
Ognuno, secondo il presidente della FNSI, Beppe Giulietti, può contribuire in quello che si è capito esser solo l’inizio di un cammino che punta alla pace. «In una guerra sporca – ha detto – dove le potenze sembrano non capire da quale parte stare, noi dobbiamo stare dalla parte dei più deboli e dare voce ai molti giornalisti e blogger che da Aleppo cercano disperatamente di mandare messaggi e fare sentire da loro quello che accade.» «È necessario ha proseguito – raccontare e portare in prima pagina le loro storie, contestualizzarle e non stancarsi mai. So che c’è un cinismo che tende a dire che non serve a niente ma – ha proseguito – non è vero chi lo fa non vuole risolvere la situazione. Ci sono molte donne e tanti uomini che chiedono di non essere isolati perché è l’unico modo per non sparire definitivamente e questa è la strada da seguire.»
Le speranze per il futuro si scontrano subito con un presente in cui si continua a scrivere e testimoniare il dramma di una ennesima inutile guerra civile. Attivisti siriani e soccorritori presenti nella parte in mano ai ribelli della città di Aleppo hanno fatto sapere che martedì aerei del governo avrebbero sganciato bombe sospette sull’affollato quartiere di Al Sukkari colpendo e ferendo circa 80 civili.
La notizia più grave, arrivata da Aleppo, è che potrebbe esser stato utilizzato gas cloro. Si tratta di un’arma grezza che può essere fatale in alte concentrazioni. In dosi più basse, può danneggiare i polmoni o causare gravi difficoltà respiratorie e altri sintomi, tra cui vomito e nausea. Sempre martedì, il portavoce presidenziale turco Ibrahim Kalin ha dichiarato all’emittente turca NTV che la Turchia sta proponendo di introdurre un cessate il fuoco di 48 ore intorno alla città assediata siriana di Aleppo al fine di garantire le forniture ininterrotte di aiuti umanitari delle Nazioni Unite per la popolazione civile. La richiesta, che si spera venga accolta, dovrebbe estendere il cessate il fuoco fino al Kurban Bayrami, la festa più solenne dell’Islam, che celebra la sottomissione di Abramo – pronto a sacrificare suo figlio (per noi Isacco, per i musulmani Ismaele), poi sostituito da un montone – a Dio.
Una notizia che tiene con il fiato sospeso coloro i quali, anche dall’Italia, sanno che la lotta è contro il tempo. I capi delle potenze mondiali hanno avviato i colloqui per raggiungere un compromesso, mentre i bambini di Aleppo stanno cercando di andare avanti e, con ingegno, hanno trasformato un cratere – generato dall’esplosione di una bomba – in una piscina (vedi vignetta di Ivan Guidone). Un messaggio chiaro di come, anche in una terra martoriata e con la gente lasciata al proprio destino, la vita vuole – e deve – continuare.


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Siria: emergono le condizioni per il cessate il fuoco Reviewed by on 7 settembre 2016 .

Continuano i colloqui tra gli Stati Uniti e la Russia per cercare di arrivare ad un cessate il fuoco in Siria, nonostante il fallimento dei loro tentativi di chiudere la delicata questione già in occasione del G20. L’obiettivo da raggiungere, almeno quello a cui punta Washington è quello di «una cessazione delle ostilità a livello

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