Giugliano, uccide la moglie e inscena il suicidio: arrestato uomo di 63 anni

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Donna morta a Giugliano è omicidio e non suicidio

Donna impiccata Giugliano

Giungono al termine le indagini relative al decesso di una donna di Giugliano, comune di 125.000 abitanti alle porte di Napoli, trovata morta lo scorso 12 luglio. La donna era stata trovata impiccata al cordino della tende nel salotto di casa dal marito che, aveva dato  l’allarme alle forze dell’ordine e al 118. Ma la scena che si era palesata agli occhi degli inquirenti era apparsa incongrua rispetto a quanto dichiarato. E pertanto, in gran segreto, sono scattate le indagini di rito. Oggi la svolta.

Arrestato il marito

Alle 6 di lunedì 17 agosto, i Carabinieri della locale stazione di Giugliano hanno arrestato il marito della donna deceduta. Si tratta di un uomo di 63 anni che con la donna defunta condivideva, oltre che al tetto coniugale, anche la gestione di un centro medico. E potrebbero essere proprio dissapori relativi alla gestione economica della struttura che hanno attivato le intenzioni omicide dell’assassino.

Le motivazioni della Procura

Le indagini, coordinate dai magistrati della Procura di Napoli Nord, hanno ben presto stretto il cerchio sul 63enne, residente nella casa dove si è svolto il dramma, in zona Lago Patria, una frazione di Giugliano. Come riferisce la stessa Procura in una nota di stampa “fin dal primo sopralluogo emergevano seri dubbi in ordine all’attendibilità della versione fornita dall’arrestato”. Dall’esame autoptico svolto nei giorni successivi al decesso sul corpo della donna, è emerso con chiarezza, che la morte era sopraggiunta per strangolamento, preceduto da una violenza colluttazione, e non dall’impiccagione. Un’altra forte incongruenza è stata rilevata dagli investigatori nel fatto che un cordino delle tende non avrebbe potuto sostenere il corpo della donna. Esclusa da subito quindi l’ipotesi del suicidio. Resta l’ennesimo efferato omicidio di una donna da parte del proprio compagno, il numero 60 in questo disgraziato 2020, il 77% dei quali perpetrato dal convivente.

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