La notte di Ancona è stata scossa da tre fortissimi boati ai quali ha fatto seguito l’avvio di un vasto incendio, i fatti sono accaduti nella zona del porto poco dopo la mezzanotte. Netta la raccomandazione del sindaco Mancinelli: “Non uscita di casa”. I dettagli.
L’incendio, come detto, è divampato all’improvviso alle 0.30 del 16 settembre. Ad andare a fuoco i capannoni dell’ex Tubimar. Testimoni riferiscono di aver avvertito tre forti boati, forse bombole di acetilene, “come a Beirut” e di aver visto le fiamme alzarsi nel giro di pochi secondi. L’incendio, alimentato dal vento, ha coinvolto almeno tre siti produttivi. La Skalo, azienda che produce pesce congelato e che si trova a pochi metri dal mercato ittico, Ancona Merci e un cantieri navale. Solo sfiorato, per fortuna, un deposito di metano. Se fosse stato coinvolto sarebbe stata una tragedia di proporzioni inimmaginabili. Non sono stati invece coinvolti gli autotreni parcheggiati nei pressi delle banchine.
Sul posto, già poco prima dell’1 di notte, erano già operative 16 squadre di Vigili del fuoco provenienti dall’aeroporto di Ancona-Falconara, da Pesaro e da Macerata. Il loro intervento è stato decisivo poiché alle 3 le fiamme erano praticamente circoscritte. Ricordiamo che il porto di Ancona si trova a ridosso del centro della città e pertanto, una volta spento l’incendio, sarà fondamentale capire i livelli di tossicità della vasta nube di fumo acre che si è diffusa nel centro abitato. I tecnici dell’ARPAM, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, nodo delle Regione Marche di SNPA, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’ambiente sono già al lavoro per i rilievi.
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