Giornata Mondiale dell’Alzheimer: la ricerca indaga sul legame che intercorre tra i disturbi del sonno e le forme di demenza degenerativa.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che si celebra oggi 21 settembre, torna ad accendersi il dibattito sul legame che intercorrerebbe tra la qualità del sonno e le forme dei disturbi degenerativi. Negli ultimi anni, infatti, sempre più studi hanno rivelato che i disturbi del sonno sono un fattore di rischio per l’Alzheimer e le altre demenze. A che punto è la ricerca.
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Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale dedicata all’Alzheimer, la patologia scoperta a inizio ‘900 e che oggi rappresenta la forma più comune di demenza. In Italia ne soffrono oltre 600 mila anziani e anziane over 65 ma la cifra è destinata ad aumentare notevolmente. La ricerca, negli ultimi anni, si è concentrata sul legame che esiste tra la qualità del sonno e lo sviluppo della malattia di Alzheimer e le altre demenze, dimostrando come il peggioramento del sonno e del ritmo sonno-veglia siano segnali di un aumento del rischio di diagnosi future di forme di demenza.
Uno studio recente, condotto da ricercatori italiani e appena pubblicato su Sleep Medicine Reviews, prova come le OSA, ovvero le apnee ostruttive notturne, contribuiscano al declino cognitivo in tutte le demenze e in particolare all’Alzheimer. Secondo lo studio, infatti, i disturbi del sonno sono in grado di modificare l’accumulo di Beta Amiloide e di proteina Tau: queste proteine dannose dell’Alzheimer si accumulano all’interno del sistema nervoso centrale soprattutto durante le ore di veglia ma vengono poi eliminate dormendo bene. Un sonno cattivo può interferire, dunque, con questo meccanismo fondamentale e favorire una più veloce progressione della malattia di Alzheimer.
Lo stesso studio sottolinea inoltre che le apnee notturne si presentano diversamente e hanno diverso impatto nei due sessi. La neurologa Biancamaria Guarnieri, tra i firmatari dello studio, rivela infatti che “negli uomini i sintomi delle Osa sono molto più evidenti e permettono di rivolgersi ad un medico”. I sintomi nelle donne, invece, sono meno facili da riconoscere: confusione, insonnia, difficoltà di concentrazione e mal di testa spesso sono sottovalutati o associati ad altri disturbi e questo può portare ad “un ritardo di diagnosi e trattamento di tale patologia nel genere femminile” spiega Ilde Pieroni,giovane ricercatrice AIRALZH, che sta sviluppando un progetto presso la Casa di Cura Villa Serena di Città Sant’Angelo (Pescara) nel Centro Sonno riconosciuto dall’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (Aims).
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