Giallo di Lecce, Eleonora Manta ha urlato “Andrea” prima di morire

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Novità importanti sul ciallo di Lecce, Eleonora Manta ha urlato “Andrea” prima di morire: lei e Daniele De Santis conoscevano l’assassino.

Lecce arbitro De Santis

Ci sono novità sul duplice omicidio dell’arbitro Daniele De Santis e della fidanzata Eleonora Manta uccisi, due notti fa a Lecce, in Via Montello, nei pressi dalla stazione ferroviaria. Prosegue infatti la caccia all’uomo, che si sarebbe allontanato rapidamente dopo la strage domestica e sarebbe stato visto da diversi testimoni. Le immagini degli impianti di videosorveglianza che lo hanno seguito per diversi metri: aveva un cappuccio a coprirgli la testa e il coltello ancora stretto tra le mani. Soprattutto, a quanto pare, le vittime conoscevano il loro carnefice.

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Chi è l’assassino del giallo di Lecce: le ultime parole di Eleonora Manta

Ad avallare questa tesi, ci sarebbe la testimonianza di chi avrebbe sentito Eleonora Manta urlare qualcosa, una frase che sono riusciti a decifrare. La giovane ha urlato infatti: “Fermati, Andrea!”. Un altro elemento da cui partono dunque gli investigatori: il procuratore capo Leonardo Leone de Castris e il sostituto Maria Consolata Moschettini vogliono fare chiarezza e vogliono fare in fretta. Hanno già chiesto al consulente informatico Silverio Greco di analizzare gli smartphone delle vittime. Cercano una traccia che possa portare all’assassino.

Si cerca di fare in fretta anche perché in città, da due giorni, si vive con l’incubo del killer dal volto coperto da un cappuccio che ha ucciso due giovani, due bravi ragazzi con i loro sogni nel cassetto infranti in maniera tragica. L’accusa della Procura è di duplice omicidio aggravato dalla premeditazione, una strage compiuta da un killer ‘imperfetto’. Di lui si conosce il nome, a quanto pare, ma non l’identità. Non solo: ha lasciato delle piccole tracce, come ad esempio il bigliettino intriso di sangue trovate nel piazzale del condominio. Nello stesso tempo, un killer che ha architettato tutto, come dimostrano le ferite, inferte con un coltello dalla lunga lama, e il fatto che si sia presentato col volto coperto, di notte, approfittando del buio per coprire la sua fuga.

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