Thailandia, turista boccia un resort su TripAdvisor e finisce in prigione

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Thailandia, due anni di prigione per una recensione su TripAdvisor

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“In prigione per il resort”, se non fosse vero potrebbe essere un fantastico titolo per il cinepanettone natalizio ma è, purtroppo, la dura, amarissima realtà, che sta vivendo un turista statunitense che ha avuto la “brillante” idea di dare una recensione negativa su TripAdvisor ad una struttura in Thailandia. Vediamo i dettagli.

I fatti del Sea View Resort

La notizia la riporta, con dovizia di particolari, l’edizione oggi in edicola de “Il Corriere della Sera”. I fatti. Lo scorso giugno Wesley Barnes, questo il nome del turista, cittadino statunitense ma residente in Thailandia, dove lavora come insegnante, decide di passare due notti al Sea View Resort dell’isola di Koh Chang. Il soggiorno trascorre sereno fino alla cena del secondo giorno quando Barnes è protagonista di un alterco con la direzione del resort relativamente all’uso di una bottiglia di gin. Al termine del soggiorno l’insegnante decide di postare su Google e TripAdvisor recensioni ad una stella e commenti negativi sul proprio soggiorno in generale. In uno degli scritti accusa la direzione di “trattare come schiavi i lavoratori”

Il processo

I dirigenti del resort thailandese, che per completezza di informazione sia su Google Local Guide che su TripAdvisor ha 4,4 di media su 5 con più di 1100 recensioni, provano a contattare il cittadino USA per chiarire la situazione. Seguono diversi dinieghi da parte di Barnes, sia alle telefonate che alle mail, ma arriva, inaspettata, la “vendetta”. Ai primi di settembre il turista viene denunciato dal Sea View Resort per diffamazione e viene arrestato. Barnes trascorre due notti in galera e viene liberato solo su cauzione. Ora è sotto processo e rischia, seriamente, fino a due anni di carcere oltre ad una multa di 200.000 bath il corrispettivo di 5.400 euro

In prigione per una recensione su TripAdvisor: il commento del resort

Da sottolineare che la legge thailandese sulla diffamazione a mezzo stampa (media compresi) è estremamente rigida. Secondo molti, a cominciare da diverse Organizzazioni Non Governative, è così al fine di tacitare l’opposizione al regime militare che governa quella che è formalmente una monarchia parlamentare. Basti pensare che, come riferisce il noto blogger Richard Barrow, lo scorso mese un docente è stato arrestato in classe e portato direttamente in tribunale. Aveva messo una stella su Google ad un ristorante il cui proprietario è vicino ad un alto esponente del regime.  Laconico il commento della direzione del resort: “Forse la denuncia è eccessiva – riferisce il direttore della struttura – ma il signor Wesley continuava a postare recensioni negative e offensive”. La denuncia, secondo i responsabili del Sea View Resort, era il solo modo per farlo smettere”. Tutto questo per una bottiglia di gin.

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