Bra, Tavor nel cappuccino della collega per un anno: voleva il suo posto

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Bra, mette per un anno il Tavor nel cappuccino della collega

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Se non fosse una storia drammatica, e dai risvolti penali, avrebbe i contorni perfetti dalla classica commedia all’italiana, parliamo della vicenda di una donna di Bra, comune di 30.000 abitanti in provincia di Cuneo, che, per un intero anno, ha versato un potente ansiolitico, il Tavor, nel cappuccino della collega. Ecco i motivi.

L’agenzia assicurativa di Bra

La vicenda si svolga all’interno di un’agenzia di assicurazioni nel comune del cuneese dove una donna di 52 anni, per il timore di una ristrutturazione aziendale dovuta alla crisi economica, crisi acuita dalla pandemia del coronavirus Covid-19, decide di “penalizzare” la prestazioni della collega. I motivi sono chiari. Se la collega lavora peggio e produce di meno sarà più facile licenziarla evitando altri esuberi. Ma il piano fallisce.

La scoperta

La donna oggetto delle “attenzioni” della collega inizia a notare che, in corrispondenza di ogni pausa cappuccino, ha dolori di testa, spossatezza e sonnolenza. Evento che quando non prende la bevanda non accade. Decide così di approfondire la questione. Fa analizzare la tazza nella quale era solita prendere il cappuccino e scopre che, nel tempo, sono state sciolte in essa almeno 9 pasticche di Tavor. Il Tavor è un farmaco della categoria delle benzodiazepine, il cui principio attivo è il Lorazepam. Come si evince dal foglietto illustrativo del medicinale il Tavor possiede proprietà ansiolitiche, anticonvulsanti, sedative e miorilassanti.

Bra scioglie il tavor nel cappuccino della collega: condannata a quattro anni di carcere

Scatta così la denuncia penale e il relativo processo per lesioni. La donna di 52 anni, difesa dagli avvocati Alberto Pantosti e Pietro Merlino, viene quindi condannata dal Tribunale di Asti a quattro anni di carcere. Pena sospesa. La donna nega l’addebito con fermezza: “Sono arrivata a 52 anni senza aver mai fatto del male a nessunodice a margine della lettura della sentenza –  e ora mi trovo una condanna che non ho mai commesso”. La donna ha preannunciato il ricorso alla Corte d’Appello.

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