Reddito di cittadinanza ad Agrigento a condannati per mafia e droga: c’è anche la famiglia l’uomo che uccise Rosario Livatino
Operazione del Nucleo di Polizia economico-finanziaria, coordinati dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che hanno scoperto otto persone che ricevevano il reddito di cittadinanza senza diritto. Oltre a non dar nulla in cambio alla comunità, queste persone hanno anche tolto.
Tra i beneficiari del sussidio c’era anche la famiglia del killer che il 21 settembre 1990 uccise Rosario Livatino, soprannominato il “giudice ragazzino” come lo chiamò l’allor capo dello Stato Francesco Cossiga per via della sua giovane età.
Le social card utilizzate per usufruire del reddito sono state sequestrate. Tra i requisiti per beneficiarne, infatti, oltre a una determinata situazione economica non bisogna aver ricevuto condanne per gravi reati, né il diretto interessato né membri della famiglia. Tra i beneficiari ad Agrigento, invece, c’erano persone condannate per reati di mafia.
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La Guardia di Finanza ha segnalato all’Inps le posizioni irregolari per la revoca del Reddito e il recupero delle somme che sia aggirano intorno al 110mila euro. Il responsabile dell’omicidio Livatino fu condannato in via definitiva per associazione per delinquere di stampo mafioso più altri reati per un totale di sette ergastoli.
Il Reddito all’assassino del magistrato è un altro schiaffo alla memoria di Livatino e della sua famiglia dopo che a settembre scorso il mandante dell’omicidio. Giuseppe Montanti, usufruì di un permesso premio di nove ore.
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