“Y un día ocurrió un día lo inevitable sucedió”, un giorno è successo, un giorno è accaduto l’inevitabile, con queste drammatiche parole il giornale sportivo per eccellenza del Sud America, il “Clarin”, ha comunicato al mondo la morte di quello che per molti, compreso chi scrive, è stato il più grande calciatore della storia Diego Armando Maradona: “El Pibe de Oro”, “El Diez”, per tutti semplicemente Diego, è morto a causa di un arresto cardiorespiratorio nella sua casa di Tigre dove si era stabilito dopo l’operazione alla testa.
Diego Armando Maradona aveva compiuto 60 anni lo scorso 30 ottobre ma, pochi giorni dopo aver superato la cifra tonda, aveva subito due gravi shock sanitari. Il primo un ricovero per depressione occorso al termine del primo tempo del match del campionato argentino tra Gimnasia y Esgrima La Plata, la squadra di cui era allenatore e il Patronato. Maradona, secondo quanto aveva comunicato un membro del suo staff sanitario, aveva smesso di seguire le terapie prescritte per la depressione, malattia di cui soffriva dal 2009 e, come purtroppo spesso gli accadeva, era andato oltre con cibo, alcool e droghe nel giorno della sua festa.
Il secondo fatto era accaduto pochi giorni dopo, il 3 novembre, quando il Numero 10 di Argentina, Boca Juniors, Barcellona e Napoli aveva dovuto subire un delicato e urgente intervento alla testa dove si era formato un coagulo di sangue tra il cranio e la superficie del cervello, un’ematoma subdorale. La somma di questi eventi ravvicinati, su un fisico già minato dagli eccessi della vita, hanno determinato un lento ed inesorabile decadimento che oggi, 25 novembre, hanno avuto con l’arresto cardiorespiratorio il drammatico esito finale. “La sentencia que varias veces se escribió – chiosa il Clarin – pero había sido gambeteada por el destino ahora es parte de la triste realidad”. La frase scritta più volte e più volte dribblata dal destino oggi è la triste: è morto Diego Armando Maradona.
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