Michael Peterson, colpevole o innocente: un caso aperto

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La vicenda giudiziaria di Michael Peterson, colpevole o innocente: un caso aperto a quasi 20 anni dal delitto della moglie.

(screenshot video)

Quello di Michael Peterson, un romanziere americano condannato nel 2003 per aver ucciso la sua seconda moglie, Kathleen Peterson, il 9 dicembre 2001, è un caso che fa ancora discutere. Dopo otto anni, Peterson ha ottenuto un nuovo processo poiché uno dei testimoni dell’accusa avrebbe fatto dichiarazioni fuorvianti.

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Il caso di Peterson è oggetto della miniserie documentaria The Staircase, che ha iniziato le riprese subito dopo il suo arresto nel 2001 e ha seguito gli eventi fino alla sua richiesta di ricorrere alla Alford Plea. Per l’ex militare, scrittore e giornalista statunitense, imputato dell’omicidio della moglie, si tratta di una sorta di patteggiamento.

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La vicenda giudiziaria di Michael Peterson

Sono tre le stagioni per 13 episodi totali della serie televisiva Netflix, che è sbarcata anche in Italia qualche anno fa. Laureato alla Duke University con una laurea in scienze politiche, la storia di Michael Peterson è simile a quella di molti altri: dopo la laurea ha accettato un lavoro civile presso il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Sposa Patricia Sue e hanno due figli. Nel 1968, Peterson si arruolò nel Corpo dei Marines degli Stati Uniti e prestò servizio nella guerra del Vietnam. Sarebbe anche rimasto ferito in guerra.

Lui e la moglie per un periodo hanno anche vissuto in Germania e proprio qui hanno avuto a che fare con una coppia, che è venuta a mancare prematuramente. Saranno l’ex militare e la moglie ad adottare i figli della coppia. Nel frattempo, Michael Peterson scrive tre libri sull’esperienza in Vietnam e poco dopo si separa con la moglie. A fine anni Ottanta conosce e sposa Kathleen Atwater, una dirigente aziendale di successo di Nortel. Fu lui stesso, il 9 dicembre 2001, a chiamare i servizi di emergenza per raccontare di aver trovato la moglie morta. Verrà incriminato per un reato per il quale si è sempre proclamato innocente.