Padre Maccalli rapito: il racconto della sua prigionia

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Padre Maccalli, a Sette Storie il missionario lombardo racconta l’inferno dei due anni nel deserto: “Avevo rosario di corda”

Maccalli
Getty Images

Questa sera a Sette Storie su RaiUno sarà ospite padre Pier Luigi Maccalli. Ha raccontato la sua prigionia nel deserto con l’obiettivo di farlo convertire all’Islam. Hanno provato a fargli cambiare credo con le pressioni psicologiche perché poi in sostanza “mi hanno trattato bene“, ha confermato.

Il sacerdote era stato rapito in Niger nel 2018 e liberato in Mali lo scorso ottobre insieme a un turista italiano, una cooperante francese e a un ex ministro maliano.

Macalli ha raccontato il giorno del rapimento. Aveva preparato la messa per il giorno successivo ed era pronto per andare a dormire quando improvvisamente ha sentito un rumore. Ho un servizio di farmacia per la popolazione e ho pensato qualcuno ne avesse bisogno”, ha detto. Invece si è trovato circondato da uomini armati e legato mani e piedi lo portarono via.

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Maccalli, in prigione nel deserto

La fede è stata la sua compagnia e l’ancora di salvezza per tutto quel tempo “in mezzo al nulla, senza punti di riferimento”. Ma non sono mancati i momenti di sconforto che gli hanno fatto chiedere dov’è fosse Dio.

Allo stesso momento pregava e si era costruito un rosario di corda mentre i rapinatori gli dicevano che stava per morire: “Andrai all’inferno, convertiti all’Islam”. Poi finalmente la liberazione, i lunghi viaggi su vari mezzi per raggiungere Bamako, capitale del Mali, poi il volo per Roma.

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Maccalli fa parte delle Società delle Missioni Africane. Originario di Crema, aveva già svolto altre missioni di evangelizzazione in Costa d’Avorio. In Niger era arrivato nel 2007. Il rapimento avvenne nella notte tra il 17 e 18 settembre.