Flavio Insinna racconta la sua esperienza con il volontariato

Flavio Insinna consegna i pacchi solidali di Emergency a Catanzaro e Roma: “Chi ha un euro dia un euro”.

Insinna

Stiamo vivendo in un periodo in cui la solidarietà e l’empatia sono valori importanti più che mai. In proposito c’è chi come Flavio Insinna non si tira indietro e fa la sua parte per aiutare il prossimo. Il conduttore televisivo ha consegnato i pacchi solidali di Emergency prima a Catanzaro e poi nella sua amata città, Roma.

Leggi anche -> Flavio Insinna: “La caccia non è uno sport”. Cacciatori furiosi ma i social difendono il conduttore

Insinna, in un’intervista rilasciata al Corriere, commenta così il suo gesto: “Mi rendo conto che la crisi economica unita alla pandemia ha creato un effetto devastante. Ne parlavo con Gino Strada. Oggi al banco alimentare vedi persone che fino a qualche mese fa avevano un lavoro, si sostentavano. La crisi è scesa sempre più nel profondo, colpendo persone che mai avrebbero creduto di ritrovarsi in queste condizioni. Prima magari avevi la tua pensione e riuscivi a mantenerti. Poi tuo figlio perde il lavoro e torna a vivere con te… ed eccoti in fila per farti aiutare”.

Insinna non è nuovo al mondo del volontariato

Non è la prima volta che Flavio Insinna regala esempi di solidarietà. Qualche mese fa l’amato conduttore televisivo si era recato a Napoli per visitare i lavoratori della Whirpool rimasti senza lavoro a causa della chiusura della produzione. “Tutte persone che avevano messo da parte i loro sogni per dedicarsi a una vita di fatica, sperando di avere in cambio una certezza, che invece gli è stata levata. Allora di fronte a queste cose cosa fai? C’è chi chiama questa gente “invisibili”, ma invisibili lo sono solo se ci giriamo dall’altra parte, altrimenti sono lì, visibilissimi”.

L’appello

Flavio Insinna durante la stessa intervista lancia un appello a chi come lui è più fortunato: Qui c’è solo bisogno di unità. Ho trovato molto spiacevole si sia detto no alla patrimoniale, alla tassa dell’amicizia o fraternità, chiamiamola come vogliamo. Ma a cosa abbiamo detto no? Ci stavano chiedendo lo 0,0001 di quello che io e altri come me, o anche più di me hanno. Io sono diventato fortunato qua in Italia e credo sia un dovere ridare qualcosa a questo Paese. Non è che ci sta tanto da chiacchierare: facciamolo e facciamolo presto. Chi ha un euro dia un euro, chi ne ha dieci ne dia dieci, ma mai come ora c’è bisogno di tutti».

Gestione cookie