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Varianti Covid, le nuove raccomandazioni: cambia la distanza di sicurezza

Published by
Simone Cadoni

Inail, Iss, Aifa e ministero della Salute hanno redatto un nuovo rapporto in merito alle raccomandazioni per la prevenzione delle varianti Covid. Tra le misure principali, quelle legate al distanziamento fisico e quelle relative ai soggetti vaccinati.

Credit: Guillermo Legaria/Getty Images

Alla luce dell’incremento dei contagi e della diffusione delle varianti Covid in Italia, il ministero della Salute con la stretta collaborazione di Inail, Iss e Aifa ha aggiornato le misure per la prevenzione e il contenimento del virus. Il documento, redatto in 25 pagine, prende il titolo di “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione anti-COVID-19”.

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Nuove raccomandazioni contro le varianti Covid: ecco le misure aggiornate

Nella relazione si legge che a destare maggiore preoccupazione sono tre varianti del virus: “la VOC 202012/01 identificata per la prima volta nel Regno Unito, la 501Y. V2 (denominata anche B.1.351) identificata in Sudafrica e la P1 con origine in Brasile“. “In generale – viene sottolineato – si può affermare che una drastica riduzione della circolazione virale nella popolazione sia in grado di prevenire la diffusione delle VOC già note e il potenziale sviluppo di ulteriori nuove varianti”.

Per ridurre la diffusione delle mutazioni del virus, il minimo distanziamento fisico di sicurezza resta pari a un metro, ma nel rapporto viene specificato che sarebbe opportuno aumentare la distanza “fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo”.

L’ideale sarebbe dunque aumentare ulteriormente la distanza tra le sedute di bar e ristoranti. Confermato il classico utilizzo delle mascherine, come anche l’abitudine di igienizzare spesso le mani: “Si ritiene necessaria un’applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure”. Per accertare un’infezione da varianti Covid, viene specificato che i test diagnostici molecolari devono essere “multi-target”, ossia in grado di rilevare più geni del virus e non solo il gene Spike, che potrebbe dare risultati falsamente negativi.

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Le misure preventive dei soggetti vaccinati

Nella relazione di Inail, Iss, Aifa e ministero della Salute vengono anche specificate le modalità di prevenzione per chi ha già ricevuto il vaccino. Secondo quanto indicato, occorrerà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per chi non è vaccinato, “in particolare osservare il distanziamento fisico, indossare un’appropriata protezione respiratoria e igienizzarsi o lavarsi le mani”.

Il rischio, seppur minimo è quello di andare incontro a una reinfezione: infatti “nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto. Inoltre, la durata della protezione non è stata ancora definita”. In aggiunta, i vaccinati che dovessero entrare in contatto stretto con i positivi, anche asintomatici, dovranno osservare “10 giorni di quarantena dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo al decimo giorno o 14 giorni dall’ultima esposizione”.

Il documento conferma anche le indicazioni per la vaccinazione ai soggetti già guariti: “È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione e entro i 6 mesi dalla stessa”. Fanno eccezione i soggetti con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, che, anche se hanno avuto il Covid, devono essere vaccinate con un ciclo di due dosi.

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