Amazzonia: la resilienza dei Ribeirinhos contro il Covid

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In Amazzonia i Ribeirinhos dello Jauaperí hanno combattuto la pandemia da soli, abbandonati dalle autorità e con pochi strumenti a disposizione: oggi resistono e non si piagano alla brutalità del virus. Storie di coraggio dalle rive di un fiume.

ILHA DE MARAJO, BRAZIL – JULY 30: A general view of a stilt house next to the UBSF hospital boat amidst the coronavirus pandemic on July 30, 2020 in Ilha de Marajo, Brazil. The UBSF (Basic Fluvial Health Unit) hospital boat offers health care to the riverside population (Ribeirinhos) of Marajo Island, a large delta island bordered by the Amazon River and the Atlantic Ocean in the state of Para. The boat houses a team of 12 health professionals who traverse the island’s rivers near the city of Melgaco every month for 10 days. The two-story hospital boat includes one floor with a professional structure for serving the population and one floor with cabins, kitchen and bathroom for health workers and the crew. Health professionals provide dental care, general care, gynecological, emergency and tests for COVID-19. (Photo by Pedro Vilela/Getty Images)

Quella che ha raccontato Avvenire è una storia di resilienza e di grande coraggio di un popolo che continua a lottare contro un virus ma anche, e soprattutto, con la negligenza del governo nazionale e delle autorità locali.

Artemizia de Nazare Brazão, ha 38 anni come riporta il quotidiano, e visita le famiglie “capanna per capanna”. A lavoro ci va a piedi o in canoa, e chiamarlo lavoro ormai è pure troppo, dopo che il suo contratto da “infermiera” non l’è stato rinnovato, a partire dallo scorso mese di novembre.

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Come Artemizia, anche Aluisio e Marcio sono “volontari” e aiutano nella prevenzione, organizzando attività di informazione, e così si comparte il virus: quarantene autoimposte, utilizzo della mascherina e divieto di assembramenti. Sembrerebbe semplice, non se ad organizzare tutto questo devono essere i volontari, la “gente del fiume” sola contro il virus, come invisibili, gli ultimi della fila. Un popolo vissuto fra la manodopera per schiavitù, per i “grandi signori del caucciù”

I Ribeirinhos come gli amazzoni nativi nutrono un grandissimo rispetto e una sinergia unica per la tutela dell’Amazzonia, pur essendo emarginati, come racconta Emanuela Evangelista, biologa e come riporta il quotidiano Avvenire. Emanuela è stata premiata lo scorso anno dal presidente Sergio Mattarella che l’ha insignita dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

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Chi meglio di lei, conoscente dei luoghi e in prima linea, che racconta come “dall’inizio della pandemia, abbiamo ricevuto due visite mediche inviate dal municipio e un rifornimento di viveri a settembre dallo Stato. Null’altro. E qui non c’è assistenza per curarsi, le persone devono recarsi nella città più vicina, Novo Airão, che dista fino a 24 ore di barca. Pochi, poi, possono permettersi la benzina per raggiungerla. Oltretutto le terapie intensive si trovano a Manaus, lontana 500 chilometri. Per evitare la strage, i Ribeirinhos dello Jauaperí hanno fatto uno straordinario sforzo collettivo.” Le vaccinazioni nella Regione vanno avanti a bassissima intensità. 11,8 milioni di casi e 288mila morti, più di 1,7 milioni di contagiati e 41mila vittime provengono dall’Amazzonia brasiliana. Con grande sottostima, a causa dello scarso tracciamento.