Furbetti del Gratta e Vinci, ecco come funzionava: il ruolo del guardalinee Copelli

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L’ex guardalinee Cristiano Copelli è tra i furbetti del “Gratta e Vinci”, negli ultimi anni avrebbero vinto in maniera fraudolenta milioni di euro. L’indagato principale nell’inchiesta è Fabio Giacovazzi, informatico della Lottomatica Holding Spa, concessionaria dei giochi per conto dello Stato.

Il principale indagato dell’inchiesta romana è Fabio Giacovazzi, funzionario romano e informatico della Lottomatica Holding Spa, concessionaria dei giochi per conto dello Stato, che in base al codice deontologico non avrebbe dovuto e potuto nemmeno partecipare alle lotterie. A ottobre scorso è avvenuto il primo sequestro da 27 milioni di euro, in questi giorni due vincite: una da 5 milioni di euro tramite un “Maxi Milionario” e un altro da 7 di euro milioni con un “Supercash”.

Ora per la banda del Gratta e Vinci è arrivata una nuova batosta: un altro sequestro a sei zeri. La prassi ormai era la stessa: Giacovazzi recuperava il codice del biglietto vincente introducendosi nei server di Lottomatica e mandava qualcuno a fare l’acquisto.

Gratta e Vinci, chi è il guardalinee Cristiano Copelli

Cristiano Copelli, 53 anni, 220 presenze in serie A, venne lambito da Calciopoli, il grande scandalo del calcio italiano del 2006: scontò tre mesi di ‘sospensione cautelare’, perché intercettato a parlare al telefono con Leonardo Meani, l’ex tesserato del Milan addetto alle terne arbitrali. In precedenza, Copelli era stato uno dei due assistenti ‘sequestrati’ nello spogliatoio da Luciano Moggi, assieme all’arbitro Paparesta, al termine della partita Reggina-Juventus del 6 novembre 2004, conclusasi 2-1 per i calabresi.

Già indagato Fabio Giacovazzi nella truffa dei Gratta e Vinci

“Dopo che fai? Stappi lo champagne?” scriveva così, in una chat creata con i suoi colleghi, Fabio Giacovazzi, ad ottobre 2020. L’informatico è uno dei dipendenti di Lottomatica indagato nella maxi-truffa per incassare i biglietti del Gratta e vinci. I finanzieri del nucleo di polizia valutaria, su disposizione del giudice per le indagini preliminari richiesta del Pubblico Ministero, Alessia Miele, hanno sequestrato a lui e ad altre 11 persone – per lo più suoi parenti – beni per 27 milioni.

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Nell’indagine dello scorso anno la procura ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale il sequestro preventivo e per equivalente di 27 milioni di euro per tutti gli indagati a piede libero dell’inchiesta, battezzata dagli investigatori “Dea Bendata”. Mentre Lottomatica, che ha subito collaborato alle indagini, fa sapere di aver sospeso dal servizio in via cautelativa i quattro dipendenti coinvolti.