Scoperta la variante giapponese del Covid: può rendere inefficaci i vaccini

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Si espande la mappa geografica delle varianti del Covid: individuata quella giapponese che potrebbe rendere inefficaci i vaccini

Si allarga sempre più il ventaglio delle varianti del Covid: in Giappone, secondo quanto reso noto dalla rete statale nipponica NHK e ripresa dall’agenzia di stampa britannica Reuters, ne è stata identificata un’altra in alcuni pazienti ricoverati in un ospedale di Tokio. Tale variante renderebbe il patogeno pandemico resistente agli anticorpi neutralizzanti, sia quelli indotti da pregresse infezioni naturali che quelli scaturiti dai vaccini anti-Covid, ragion per cui gli esperti gli cercheranno di verificare quanto sia diffusa nel Paese nipponico e quali siano le sue trasmissibilità e virulenza.

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L’unica certezza è che la nuova variante isolata in Giappone non è stata identificata altrove. Tutti i pazienti che l’hanno contratta, 10 su 14  di quelli con COVID-19 ricoverati presso l’ospedale universitario di Tokyo “Medical and Dental University Medical Hospital”, hanno infatti riferito ai medici di non essere stati all’estero e di non aver avuto contatti con persone che hanno viaggiato. Del resto il SARS-CoV-2, come tutti i patogeni, muta costantemente replicandosi nell’ospite. Nella stragrande maggioranza dei casi, queste mutazioni sono del tutto innocue, come spiegano gli esperti: il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università degli Studi di Milano, ad esempio, ha evidenziato che del Covid se ne contano almeno 1.200. Soltanto alcune di esse riescono rendendolo più trasmissibile, aggressivo, letale e/o in grado di resistere agli anticorpi.

Mutazione della variante giapponese presente anche in quelle brasiliana e sudafricana

La nuova variante giapponese desta preoccupazione in quanto presenta una mutazione – denominata E484K o “EEK” – individuata anche nella variante sudafricana e in quella brasiliana. Questa mutazione è localizzata sulla proteina Spike del coronavirus SARS-CoV-2, il “grimaldello biologico” che consente al patogeno di legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, penetrare nella loro membrana cellulare e infiltrare all’interno delle cellule umane l’RNA virale avviando così la replicazione che provoca l’infezione da COVID-19.

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Dal momento che tale mutazione altera la struttura della proteina Spike, gli anticorpi neutralizzanti possono incontrare delle difficoltà nel colpirla: infatti la mutazione E484K sarebbe all’origine dell’ondata di reinfezioni nella città di Manaus, in Brasile, e della minore efficacia dei vaccini anti-Covid di Johnson & Johnson e Novavax riscontrata in Sudafrica.