Valsusa: un’attivista è rimasta ferita da un lacrimogeno

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Una donna è rimasta ferita alla testa durante le proteste degli attivisti no tav in Valsusa. La 36enne è stata colpita da un lacrimogeno

Valsusa

Proseguono gli scontri in Valsusa contro i lavori di allestimento del cantiere per al rilocalizzazione dell’autoporto di Susa, opera connessa agli interventi per la realizzazione della Torino-Lione. A Diedero, negli scontri dei manifestanti che protestano contro quest’opera è rimasta ferita Giovanna Saraceno, un’attivista pisana di 36 anni.

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Le dinamiche dell’incidente in Valsusa

I manifestanti stavano lanciando dalla ferrovia oggetti addosso alle forze dell’ordine quando la donna è stata colpita alla testa da un lacrimogeno sparato dalle autorità. Secondo quanto dichiarato dal movimento valsusino in conferenza stampa “Le forze dell’ordine hanno avuto una reazione spropositata a questo atto di solidarietà scatenando un fitto lancio di lacrimogeni ad altezza uomo colpendo una ragazza, Giovanna Saraceno, in pieno volto, provocandole due emorragie cerebrali e plurime fratture al volto“.

Secondo le forze dell’ordine invece le responsabilità sarebbero da accertare. Secondo la questura “I lacrimogeni non sono in grado di fare quei traumi, la donna rimasta ha dichiarato ai sanitari di essere stata ferita da un corpo contundente, non da un lacrimogeno. Peraltro il trauma da corpo contundente e’ un trauma da impatto caduta a terra o fuoco amico, invece i lacrimogeni lanciati a distanza di 30-40 metri si sfaldano in dischi di sostanza polverosa di pochi millimetri che si incendiano e fanno fumo”

Giovanna Saraceno è stata trasportata all’ospedale di Rivoli al pronto soccorso di chirurgia delle Molinette di Torino. La sua prognosi è di 25 giorni. Secondo quanto si legge in un comunicato dei manifestanti “Ha subito pressioni in ospedale in un momento di fragilità, è stata colpevolizzata per essere stata ferita nel corso si una manifestazione no Tav. La polizia ha cercato di interrogarla entrando nella sua stanza in ospedale. È inaccettabile”.