Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha inaugurato il padiglione Italia dell’Expo 2020 di Dubai, in cui è presente anche una riproduzione a grandezza naturale del David di Michelangelo. “Sarà un viaggio esclusivo nella bellezza”, ha annunciato dagli Emirati arabi.
Il grande giorno è arrivato. La bellezza dell’Italia si mette “in vetrina” nel padiglione dell’Expo 2020 di Dubai, la prima Esposizione Universale che si svolge in un Paese arabo e che aprirà al pubblico il 1° ottobre 2021, dopo lo slittamento di un anno dovuto alla pandemia. Il padiglione italiano è stato progettato da Carlo Ratti, Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria.
A inaugurarlo oggi, martedì 27 aprile, è stato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Una testimonianza visibile della nostra attenzione alle tecnologie più avanzate – ha sottolineato – ma anche alla valorizzazione del nostro patrimonio di arte, storia e cultura”. Il tema scelto dal nostro Paese per l’Expo è “La Bellezza unisce le Persone”. Secondo il ministro il padiglione offre un vero e proprio viaggio nel Made in Italy.
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A Dubai saranno valorizzate le migliori competenze in fatti di innovazione e creatività, dando una visibilità unica alle eccellenze del Paese. Il fiore all’occhiello del padiglione Italia è il David di Michelangelo. Non si tratta dell’opera originale, che si trova a Firenze, ma di una vera e propria copia a grandezza naturale, creata con precisione grazie a un progetto di digitalizzazione. Secondo il ministro Di Maio, che lo ha svelato all’interno del “Teatro della Memoria”, il David lascerà nelle persone “un’immagine indelebile”.
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La riproduzione è stata realizzata in resina acrilica e poi rifinita con polvere di marmo per renderla il più simile possibile all’originale, anche nelle imperfezioni. Alta più di 7 metri, è stata composta attraverso l’assemblaggio di 14 pezzi e trasportata da Firenze a Dubai intera. L’unica differenza, non visibile a occhio nudo, risiede nel peso: se l’opera realizzata da Michelangelo è di 5 tonnellate, la copia pesa 400 chili. Il progetto è stato coordinato dal dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Firenze, in collaborazione con i tecnici di Hexagon Italia e con il restauratore Nicola Salvioli.
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