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Chi è Massimo Andreoni, il virologo che afferma che: “le riaperture sono scelte pericolose”

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Il virologo Massimo Andreoni afferma che le riaperture sono pericolose. “Spero e credo che non ci sarà un’altra ondata devastante”, spiega Andreoni. 

“Io per natura sono un entusiasta, ma non lo sono certamente per queste riaperture, perché si tratta di scelte pericolose. Spero e credo che non ci sarà un’altra ondata devastante o una ripresa mostruosa del virus, perché i vaccini li stiamo utilizzando e stanno funzionando. In più, stiamo andando incontro all’estate. Ma con altrettanta sicurezza devo dire che stiamo ridando fiato al virus. Quindi, è certo che il virus riparta e che avremo dei morti dovuti a queste riaperture. Questa non è una partita vinta e quindi tutti dobbiamo assumere gli atteggiamenti più corretti possibili“. Sono le parole di Massimo Andreoni, direttore della Clinica di Malattie Infettive Università Tor Vergata di Roma.L’infettivologo spiega la sua contrarietà alle decisioni del governo Draghi: “Ogni volta che noi apriamo un po’ troppo le porte, a distanza di 3-4 settimane, vediamo che la malattia riparte. Basti vedere quello che è successo in Sardegna, che nel giro di due settimane da zona bianca è diventata rossa e continua a essere rossa, perché per spegnere l’incendio ci vuole diverso tempo. Ma la seconda enorme preoccupazione è che se noi permettiamo al virus di circolare mentre stiamo vaccinando, si potrebbe creare una variante resistente al vaccino e così annulleremmo con un colpo di spugna ciò che abbiamo fatto fino a oggi. Ricordo che il virus ha la capacità naturale di mutarsi – continua – questo è un fenomeno ineluttabile e strettamente legato a quanto il virus si trasmette. Cioè più si trasmette, più avremo varianti. In Italia in questo momento la situazione è molto pericolosa, perché stiamo vaccinando, ma non in maniera sufficientemente rapida e massiccia. Questo è un virus che non ci abbandonerà e dovremo conviverci, come conviviamo con tanti altri virus, e quindi ogni anno dovremmo vaccinarci. Per questa ragione, dobbiamo creare industrie in grado di produrre vaccini“.

 

Massimo Andreoni nasce a Roma, il 5 aprile 1952. Nel 1977 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. In seguito attesta la Specializzazione in Malattie Infettive e Medicina Interna.

Nel 1992 grazie alle due doti oratorie e scientifiche diventa professore Associato di Malattie Infettive della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Qualche anno dopo si sposta dalla capitale per insegnare Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Udine, per poi ritornare ad insegnare all’università di Roma. Nel corso dei suoi percorsi accademici si rende autori di più di 300 pubblicazioni su riviste internazionali.

Nell’ultimo anno assume un ruolo importante come divulgatore scientifico. Infatti nell’ambito dell’infezione Coronavirus dichiara che “serve sempre quel minimo di cautela indispensabile rispetto a notizie che iniziano a circolare prima ancora che ci siano pubblicazioni scientifiche. Questa sarà la decima-quindicesima variante del virus di cui si parla. Adesso si descrive una variante che si trasmette più facilmente”.

“La mia impressione – afferma Andreoni – è che questo è un virus Rna quindi ha una grande capacità a mutare per sua natura. Se si diffonde un po’ di più, ma clinicamente non è più aggressivo è interessante, ma non merita tutto il clamore che gli viene dato. Ai fini della cura dovrebbe rispondere ai pochi farmaci che abbiamo in questo momento a disposizione”, afferma il virologo.

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“La mia sensazione è che questa variante abbia un impatto modesto sul vaccino. È una discussione che se si fosse tenuta su tavoli scientifici anziché sui media forse sarebbe stato più intelligente, perché soprattutto in una fase in cui dobbiamo convincere le persone a vaccinarsi, non è il caso di creare tutte queste preoccupazioni e questi dubbi. È normale che i media debbano dare la notizia, mi lamento con la parte scientifica che prima di dare certe notizie dovrebbe avere dati sufficienti. Da quei pochi dati che abbiamo a disposizione, questa modificazione della proteina Spike sembrerebbe essere modesta e quindi non determinare la necessità di un cambiamento del vaccino. E ormai il vaccino si è capito come farlo, quindi anche se fosse necessario un nuovo vaccino sapremmo farlo rapidamente”, conclude il prof. Andreoni.