Richiamo Pfizer, Locatelli: “Efficace anche a 42 giorni”

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Replica di Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, al Direttore Medico di Pfizer Italia: “Richiamo efficace anche a 42 giorni”

(Getty Images)

Botta e risposta tra il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, nonché componente del Comitato Tecnico-Scientifico, Franco Locatelli, e il Direttore Medico di Pfizer Italia, Valentino Marino: quest’ultima, in relazione all’allungamento a 5 settimane dell’inoculazione della seconda dose, decisa proprio dal Comitato Tecnico-Scientifico, ha invitato, ospite a SkyTg24, ad “attenersi a quanto emerso dagli studi scientifici” dal momento che il vaccino è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni e quindi al momento non esistono dati sperimentali su un range temporale più lungo ma solo quelli desunti dall’osservazione reale come è stato fatto nel Regno Unito.

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“L’intervallo tra la prima e la seconda somministrazione prolungato a 42 giorni non inficia minimamente l’efficacia dell’immunizzazione e ci permette di riuscire a somministrare molte più dosi di vaccino”: è la secca replica di Locatelli, intervenuto stamattina al talk “Agorà” su Rai 3, che ha poi bollato come “sconcertanti” le predette dichiarazioni del Direttore Medico di Pfizer Italia. Infine, Locatelli si è detto favorevole alla vaccinazione anche degli under 18.

Richiamo Pfizer, Locatelli: “Efficace anche a 42 giorni”. Marino: “Non sappiamo cosa accadrà”

Dopo l’episodio della 23enne di Massa Carrara, tirocinante in psicologia, a cui sono state inoculate per errore 4 dosi del vaccino della Pfizer, proprio il Direttore Medico della filiale italiana del colosso farmaceutico, Valentino Marino, ha candidamente ammesso che “non sappiamo sappiamo cosa succederà perché non sono mai stati rilevati episodi analoghi“. Tuttavia, ha rassicurato la stessa Marino, “al momento sta bene, verrà monitorata dai medici. Non dovrebbe succedere nulla di grave”.

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Intanto, né la giovane tirocinante né la sua famiglia hanno esternato l’intenzione di denunciare l’infermiera, ancora sotto choc, né la struttura sanitaria all’interno della quale ha avuto luogo l’iniezione della sovrabbondante dose:  “Vorrei incontrare l’infermiera, per dirle di non sentirsi in colpa e di non avere paura per me. Sto bene e vorrei che insieme superassimo questo momento“.