Manfredi Borsellino, figlio del giudice morto nell’attentato di via D’Amelio, parla in tv

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Manfredi Borsellino figlio del giudice Paolo Borsellino parla in tv del copro di polizia e ringrazia gli uomini che hanno scortato suo padre 

Manfredi Borsellino

Manfredi Borsellino, figlio del magistrato morto durante l’attentato di Via D’Amelio, per la prima volta parla in tv. Manfredi, vicequestore e capo del commissariato di Mondello ha parlato del copro di polizia durante la trasmissione Uno mattina in famiglia

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Le dichiarazioni di Manfredi Borsellino

Durante la trasmissione Manfredi Borsellino ha ringraziato gli agenti che hanno scortato suo padre: “Voglio dire a quegli agenti che hanno scortato mio padre, anche a quelli sopravvissuti che oggi sono padri e nonni che io devo moltissimo a loro: devo l’uniforme che mio onoro di indossare ma che in quegli anni, spesso, non è stata onorata da alcuni alti vertici della Polizia, sia prima che dopo le stragi di mafia”.

La scelta di Manfredi Borsellino di entrare a far parte del corpo di polizia è stata proprio ispirata da questi agenti:  “Devo loro la scelta, fatta 21 anni fa, di servire le istituzioni di questo Paese che ai tempi non fecero tutto quello che era nelle loro possibilità per salvare uno dei suoi figli migliori. Ho un debito di riconoscenza fortissimo verso questi poliziotti rimasti vivi” ha raccontato il vicequestore a Tiberio Timperi.

Indossando la divisa Borsellino ha detto di “voler dare voce a tutti i sopravvissuti di quelle stragi: mi riferisco non solo ad Antonio Vullo che è rimasto vivo in via D’Amelio ma anche ad un altro gruppo di poliziotti che volontariamente scelsero di scortare mio padre, quando a Palermo, dopo la strage di Capaci, serpeggiava all’interno della questura la paura anche solo di svolgere un servizio per mio papà, visto l’elevatissimo rischio di attentanti. Questi poliziotti, non solo si proposero di scortarlo ma per una pura casualità non si sono trovati in via D’Amelio il 19 luglio 1992”.