Saman Abbas e l’sms trappola della madre: ecco cosa le scrisse

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Per convincerla a tornare a casa dalla comunità protetta in cui Saman Abbas si era trasferita, la madre le avrebbe scritto come esca un sms ingannevole.

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Saman Abbas sarebbe andata via dalla comunità protetta bolognese per tornare a casa dalla sua famiglia, a Novellara, anche grazie all’inganno. È quanto emerso nelle ultime ore da un raccapricciante sms trappola che sarebbe stato inviato alla giovane pakistana dalla madre, Nazia Shaheen.

A riportare il testo del messaggio è la Gazzetta di Reggio: “Ti prego fatti sentire, torna a casa – si legge – Stiamo morendo. Torna e faremo come ci dirai tu”. Secondo la procura quell’sms sarebbe stato una delle esce lanciate dalla famiglia per riuscire a farla tornare e punirla.

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L’sms della madre di Saman Abbas: un ulteriore elemento indiziario

Come reso noto dalla Gazzetta di Reggio, Nazia Shaheen avrebbe scritto quell’sms a Saman proprio nel periodo in cui si era trasferita nel centro protetto, dopo aver denunciato a dicembre i genitori che la volevano obbligare al matrimonio combinato con un connazionale.

Il messaggio trappola non sarebbe altro che un ulteriore indizio del macabro piano architettato. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, la madre aveva dichiarato che ormai Saman era divenuta la vergogna della famiglia, mentre il padre, deluso dal comportamento non in linea con i principi dell’Islam, aveva detto di non sapere più cosa fare con lei.

La 18enne, che si presuppone sia stata uccisa proprio dai familiari, era tornata a casa il 22 aprile: secondo le indagini l’idea della giovane sarebbe stata però solo quella di prendere alcuni documenti personali e per ripartire. Tuttavia non le sarebbe stato permesso: il 30 aprile Saman Abbas è scomparsa da Novellara e da quel giorno si sono completamente perse le sue tracce.

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Esattamente il giorno dopo la sparizione i genitori sono tornati in Pakistan. Adesso la madre Nazia Shaheen e il padre Shabbar Abbas sono entrambi finiti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio premeditato in concorso con lo zio Danish Hasnain, considerato ad oggi l’esecutore materiale del delitto. Attualmente è ancora latitante, presumibilmente in Europa: le ricerche non si fermano, come anche quelle del corpo della giovane vittima.