L’emergenza Covid ha alimentato la povertà nel mondo

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La pandemia da Covid-19 ha spinto in condizioni di povertà assoluta milioni di persone. Il 2020 è stato senz’altro un anno che ha scomposto ancor di più le strutture politico-sociali del mondo, e poche sono state le nazioni a riuscire nella frenata verso condizioni di povertà, soprattutto alimentare.

NEW YORK, NEW YORK – OCTOBER 22: Meals are prepared and placed on an outdoor table for people to receive at the Thessalonica Christian Church during a distribution on October 22, 2020 in New York City. The Bronx, a borough which has long struggled with poverty, has been especially impacted by the COVID-19 pandemic. The official unemployment rate in the Bronx is approximately 21%, while the unofficial number is presumed to be almost twice that. With many residents unable to afford health care and being home to a significant amount of front-line workers, the Bronx has the highest COVID-19 death rate in New York City. (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

La pandemia da Covid-19 ha portato a conseguenze disastrose, basti pensare alle vittime, che hanno raggiunto oltre i 4.095.924 – morti che rimarranno per sempre una ferita per ogni nazione e che si rifletteranno per tanti anni sul sentimento sociale. Le ripercussioni hanno però impattato, in larga misura e inevitabilmente, anche il carattere socio-economico globale. La povertà ha raggiunto massimi storici riferibili all’era pre-pandemica. Solo poche settimane fa, l’Istat aveva rilevato un dato allarmante anche in Italia, dove la percentuale delle famiglie in povertà assoluta ha raggiunto il 7,7% – da nord a sud. Una realtà ben presente, che ha rivelatore le debolezze di un welfare pesantemente sovraccaricato anche dalla pandemia e dalla crisi economica del nostro Paese.

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Globalmente però la situazione sembra replicarsi, anche nei welfare state più strutturati e saldi. La pandemia ha destrutturato qualsiasi forma di sicurezza economica e, nei Paesi in via di sviluppo l’impatto è stato devastante. Una crisi che si è trasformata in povertà alimentare, per la riduzione di scambi e per l’avanzare di speculazioni in tutto il mondo- una crisi investita anche dall’epoca dei disastri ambientali e del cambiamento climatico.

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Come ha spiegato la Coldiretti durante un prevertice dell’Onu, il prezzo dei prodotti alimentari è aumentato del 33,9%. Il Corriere della Sera ha raccontato come il prezzo sia aumentato anche per i prodotti necessari al sostentamento alimentare, tra cui i cereali e la carne. Più 836 milioni di persone vivono ancora in povertà estrema e più di 811 milioni soffrono la fame, una negazione al diritto di nutrirsi, affermano le Nazioni Unite, organizzazione che ha come obiettivo al primo punto dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, quello di eliminare la povertà assoluta entro il 2030, insieme che contiene in sé una forte crisi alimentare, che colpisce e che ha colpito maggiormente i continenti più poveri e privi di sufficienti risorse alimentari come l’Africa, zone dell’Asia e porzioni del continente americano, in particolare l’America Latina. In tal senso sono molti gli studiosi che puntano ad una immissione dell’economia circolare nelle strutture economiche – processo che garantirebbe secondo i ricercatori un miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. Ad oggi però la crisi attanaglia e attrae nel vortice milioni di cittadini e famiglie di tutto il mondo e la gestione dell’emergenza Covid non sembra poter raggiungere una fine entro la fine dell’anno.