La fragilità degli Stati nell’era dei cyber-attacchi

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Le parole di George Orwell, scritte più di 70 anni fa, suonano come la straordinaria e visionaria previsione di quel Grande Fratello che nella nostra epoca, sì è poi trasformato in un grande occhio puntato sul calderone dei dati sensibili e delle informazioni riservate, sottratte senza troppi ostacoli, attraverso cyber-attacchi. La vicenda dell’attacco hacker al Ced Regione Lazio, è solo uno degli eventi contemporanei più significativi della coesistenza tra rete, vulnerabilità e il contrasto quasi cinematografico tra i cyber-crimini e la cyber difesa.

(Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Gli attacchi informatici rappresentano ormai una delle minacce principali per cittadini, enti governativi, Stati, aziende e organizzazioni. Una storia che trova le proprie radici nella stessa “Guerra Fredda” tra Usa e Urss e che ha, molto probabilmente, dato il via all’era dei cyber attacchi. A distanza di decenni, l’anno della pandemia ha rappresentato anche la possibilità per i cyber criminali, visto l’uso diffuso dello smart working, di ampliare proprie possibilità di accesso a dati sensibili e di una maggiore efficacia delle forzature della sicurezza. Netto è stato l’aumento degli attacchi informatici in tutto il mondo e a farne le spese sono state spesso le aziende e i cittadini.

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La storia ci racconta come gli equilibri geo-politici passano anche attraverso l’espressione della dominanza e dell’espressione totalizzante delle risorse economiche, politiche e militari di uno Stato egemone: l’esempio più congeniale, differente per contesto e secolo rispetto alla “guerra fredda”, è quello dello scontro contemporaneo tra la Cina e gli Stati Uniti. Uno scontro politico che, come dimostra la narrazione più recente, si gioca anche sulla “rete” – con accuse lanciate in modo bidirezionale da entrambi gli Stati. Il caso più emblematico riguarda senz’altro il ruolo del governo cinese negli attacchi informatici contro Microsoft avvenuti all’inizio del 2021 e condannati dallo stesso presidente americano Biden, che aveva giudicato l’attacco la conseguenza della protezione della Cina verso gli hacker e, in quel caso, per la prima volta, Washington accusava ufficialmente Pechino di aver effettuato e commissionato un attacco informatico. Pochi mesi dopo, con una dichiarazione congiunta la CISA e l’FBI accusavano nuovamente la Cina di aver condotto gli attacchi informatici contro il sistema Colonial Pipeline di gasdotti e oleodotti negli Stati Uniti, nel tentativo di estorcere milioni e milioni di euro. In tal senso, L’FBI aveva, poco prima dell’inizio delle olimpiadi, messo il Giappone in guardia per il rischio di alcuni cyber-attacchi.

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I cyber-attacchi come minaccia per la salute

I sistemi informatici sembrerebbero lontani da ogni realtà anatomica e di ecosistema umano, ma in realtà, la linea molto sottile, mette a dura prova anche la tenuta della sicurezza sanitaria internazionale. A spiegare questa affermazione sono i casi di attacchi informatici avvenuti a discapito di grosse aziende farmaceutiche e di strutture sanitarie messe in crisi da attacchi paralizzanti. La continua evoluzione di virus informatici altamente invasivi e perforanti come i ransomware, hanno messo sempre di più a dura prova la cyber-sicurezza. Il caso dell’hackeraggio di documenti sensibili dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali) ha risollevato un quesito fondamentale: “la nostra salute rischia di essere minacciata dal cyber terrorismo?” Sotto questo punto di vista i dati possono chiarirci le idee e, per quanto sia difficile risalire in modo dettagliato alle cause e alle dinamiche di ogni attacco che, già di per sé, differisce in modo sistemico l’un dall’altro, possiamo certamente asserire che l’aumento degli attacchi anche contro le strutture sanitarie sono in aumento e, soprattutto, vanno a convergere con una maggiore capacità dei criminali di sottrare dati di pazienti e bloccare spesso lo stesso funzionamento degli ospedali. A spiegarlo quest’anno è stata l’azienda Yoroi, specializzata in sicurezza informatica – la quale, all’interno del report annuale, ha analizzato i dati e ha raccontato come l’aumento del tentativo di estorsioni sia aumentato – e spesso succede che le aziende ospedaliere siano costrette a pagare un riscatto che in molti casi equivale a milioni di euro.

Affrontare attacchi del genere, operati da veri e propri professionisti, spesso assodati da Stati pronti a tutto, rappresenta ancor di più oggi, una difficoltà maggiore anche per i governi, gli enti e le aziende. Sul piano rientra, dal 2004, la mossa dell’Ue di dare spazio alla cyber difesa, attraverso ENISA (European Network and Information Security Agency), agenzia che ha l’obiettivo di migliorare la sicurezza informatica dell’Unione. In linea generale però, gli Stati si sono adeguati alla rapida evoluzione tecnologica, allestendo veri team di difesa militare sul piano della cyber defence – un settore che rischia però di rimanere sottostimato e poco formato a causa dei pochi investimenti degli stessi Stati che, nella continua guerra da fronteggiare internamente, vede una maggiore incidenza anche sulla vita privata dei cittadini, i meno dotati, unitamente alla scarsa educazione informatica (del nostro Paese in particolar modo) e i più esposti ai rischi derivanti dagli attacchi informatici. E se gli equilibri geo-politici si sono spostati negli anni a favore della tecnologia, la stessa evoluzione, porterà sicuramente all’apertura di nuovi scenari e di nuove forme di espansione dei confini mondiali.