La Cina rallenta sulla costruzione di centrali a carbone

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Un rapporto redatto da Greenpeace spiega come la Cina nel 2021 abbia frenato sulla costruzione di nuove centrali a carbone. Nel primo semestre la capacità, arrivata grazie alle nuove installazioni di centrali a carbone, corrisponde a 5,2 GW, l’80% in meno rispetto al 2020. La Cina però lancia “segnali contrastanti” sulle promesse ambientali. 

Seppur la pandemia ha influenzato il processo di costruzione dei nuovi impianti a carbone, il dato oggettivo relativo al primo semestre in Cina, fa sperare in minima parte gli ambientalisti che, come Greenpeace hanno osservato le politiche del governo di Pechino a favore dell’ambiente. Il rapporto dell’organizzazione ambientale afferma come, i governi provinciali cinesi abbiano approvato nel 2021 ben 24 nuovi progetti di costruzione di centrali a carbone, apportando un incremento di 5,2 gigawatt. La Cina ha obiettivamente rallentato, ma gli sforzi sembrano essere messi in discussione da politiche da parte del governo centrale con “segnali contrastanti”. In Cina, stima Greenpeace, in cantiere ci sarebbero centrali per “per circa altri 100 GW di capacità” – tra progetti in attesa del via libera da parte di Pechino e dei relativi finanziamenti e altri già approvati.

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Il timore, spiega Greenpeace, è quello che il governo cinese non riesca a moderare ulteriori incrementi, dando realmente una frenata all’impatto ambientale del Paese asiatico. Al momento la promessa di un cambio di rotta e della neutralità climatica entro il 2060 sembra esser molto lontana dal realizzarsi. I segnali contrastanti vengono spiegati da Greenpeace, come il contrasto tra i governi locali e le provincie: “le province stanno chiaramente anticipando il sostegno finanziario sul carbone, anche quando i governi locali hanno rallentato le approvazioni dei progetti” ha spiegato a Greenpeace il responsabile Li DanqingLa spina nel fianco della Cina, rimane comunque l’alta partecipazione finanziaria all’interno dei progetti di costruzione di centrali a carbone. 

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Adesso la palla passerà al governo di Pechino, che dovrà osservare e monitorare anche i nuovi obiettivi sull’intensità energetica (il rapporto quantità di energia consumata e livello di produzione economica). Ma la vera sfida è quella di mantenere le promesse fatte alla comunità internazionale.