Vittorio Senatore, 2 anni dalla morte: ancora giallo, i dubbi della madre

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La morte di Vittorio Senatore è ancora un mistero perché sono tanti i punti che non tornano e la famiglia invoca giustizia

Vittorio Senatore (foto Facebook)

Monica Ferraro non accetta quella che è stata dichiarata come verità giudiziaria sulla morte del figlio, Vittorio Senatore, di soli 16 anni, avvenuta due anni fa. Con il suo motorino percorreva la strada Tirrena Inferiore e per la Procura della Repubblica di Salerno era l’alta la velocità la causa della morte. “Ma io non ci credo, non è questa la verità. Ci sono troppe cose che non tornano”, ha dichiarato a IlGiornale.it.

Vittorio è un ragazzo come tanti che ama il calcio (in particolare la sua Salernitana) e il 14 settembre 2019 è a Cetara con degli amici, in Costiera Amalfitana, a godersi gli ultimi atti di vacanza prima del ritorno a scuola.

È notte, è ormai 15 settembre e Vittorio sta tornando a casa ma resta vittima di un incidente. Urta violentemente contro l’asfalto e i tentativi del medici del San Giovanni di Dio di salvargli la vita risultano purtroppo vani.

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Vittorio Senatore, la madre: “Non ci hanno mai consegnato la maglietta”

La signora Monica e il marito Domenico seppelliscono il figlio con un dolore atroce che solo un genitore può provare. Successivamente ricevono il motorino dell’incidente e notano che c’è qualcosa che non va. Non solo è perfettamente funzionante, ma ha solo qualche graffio: insomma, le condizioni non sembrano tali di un mezzo incidentato che ha provocato una vittima.

A quel punto si fanno consegnare la cartella clinica e scoprono che Vittorio “è morto per una emorragia interna da schiacciamento del fegato ‘dovuta a sormontamento’ – dice la mamma al giornale – una lesione che il nostro medico legale riteneva compatibile con una ruota di un motorino“.

Sarebbe quindi morto a causa di un motorino che gli sarebbe passato addosso e il giallo si infittisce perché non viene mai consegnata la maglietta che indossava quella sera e gli amici che erano con lui (sentiti dalla Procura dopo dieci mesi) hanno dichiarato di non ricordare nulla.

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Ci sono poi le contraddizioni dei verbali: per la polizia, intervenuta quella notte, non è riscontrata alta velocità a differenza di quel che sostiene la Procura e i calcoli dell’ingegnere nominato, secondo il quale viaggiava a  97 km/h. Ma è ingegnere anche il padre di Vittorio, e secondo i suoi di calcoli, la velocità era di 57 km/h.