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Proposta Ue: il caricabatterie universale divide le aziende tech

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Francesco Serra

La proposta dell’Unione europea di conformare tutti i caricabatterie al sistema di tipo Usb-C ha, da una parte entusiasmato, soprattutto quella parte di utenza che mira a semplificare i processi di caricamento, riducendo il consumo di rifiuti elettronici, e dall’altra fatto scaturire le critiche delle aziende big tech, come Apple che ha accolto la proposta dell’Ue in modo negativo, affermando che una scelta del genere soffoca l’innovazione”.

(Photo by Ilya S. Savenok/Getty Images for Samsung)

L’Unione europea ha da poco presentato una proposta per uniformare tutti i caricabatterie verso il sistema di tipo Usb-C. La proposta è stata accolta in modo positivo. L’intento è quello di creare un risparmio annuale che l’Ue prospetta in 250 milioni l’anno, ma anche quello di ridurre i dispositivi di ricarica in circolazione per favorire lo smaltimento. Adesso, a decidere l’approvazione della proposta, sarà il Parlamento europeo. La proposta punta anche a conformare i dispositivi di ricarica, sia per gli smartphone, ma anche per fotocamere, cuffie, console, tablet, etc. Su questo punto è arrivata la disapprovazione di Apple.

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Secondo l’azienda di Cupertino, la direttiva è un rischio per l’innovazione e ciò danneggerebbe i consumatori. Nella nota, Apple scrive che si impegnerà “con le parti interessate a trovare una soluzione che protegga gli interessi dei consumatori, anche innovando il settore”. La posizione dell’Unione europea rimane molto chiara e, a spiegarla è stato anche il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton – che ha commentato la proposta come un “passo importante”, sia da punto di vista ecologico ma anche dal punto di vista pratico. L’Ue vorrebbe implementare questa nuova regolamentazione, anche per i consumatori, spesso costretti ad acquistare ulteriori dispositivi di ricarica per l’incompatibilità tra i vari device.

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Al momento questa rimane comunque una proposta che, prima di entrare in vigore, dovrà essere vagliata attentamente, anche dagli Stati membri. Non si sa quindi, quando e se la proposta sarà convertita in direttiva. In ogni caso, gli Stati dell’Unione, avranno due anni per conformare la propria legislazione alla direttiva. Così come le aziende produttrici avranno 24 mesi per rendere conformi i propri prodotti.

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