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Politica

Telegram oscura una chat: “No vax vogliono la violenza”

Published by
Cindy Delfini

Telegram. Oscurata una chat di no vax. Il gruppo incitava alla violenza contro medici occupati nelle vaccinazioni, giornalisti e politici – fornendo nomi e dati sensibili delle persone prese di mira – e veniva usato per coordinare le manifestazioni contro il Green Pass.

Yuri Samoilov/Flickr

Basta Dittatura, questo è il nome della chat no vax di Telegram oscurata dal social network. Nel gruppo venivano coordinate molte delle azioni no Green Pass nel paese: manifestazioni, boicottaggi contro i ristoranti ed i bar che chiedono la certificazione verde all’ingresso, incitazioni alla violenza contro i medici che si occupano delle vaccinazioni, i politici ed i giornalisti.

La procura di Torino aveva domandato la chiusura di tale canale, chiedendo un dispositivo di sequestro.

Basta dittatura: chat no vax con 40mila iscritti

Il canale Basta Dittatura aveva superato i 40mila iscritti, diventando uno dei canali di informazione e coordinazione tra no vax e no Green Pass più importanti in Italia.

La chat è stata oscurata per violazione dei termini del servizio e non è più possibile accedere al canale. Il gruppo “incita alla violenza contro i medici che si occupano di vaccinazione”, spiega il messaggio di Telegram sulla scelta di chiudere il canale.

Nel gruppo, infatti, sono stati condivisi i nomi dei medici, incitandone il linciaggio. Questi gravi comportamenti vanno contro alla politica del social network e sono da considerare allarmanti e pericolosi.

Prima di bloccare il canale, erano stati avvisati i moderatori del gruppo ed era stato chiesto loro di fermare la diffusione di messaggi che incitavano alla violenza ma senza risultati.

Nelle scorse settimane la procura di Torino aveva chiesto il sequestro del canale in seguito alla pubblicazione degli indirizzi e dei numeri di telefono di Palazzo Chigi, di Alberto Cirio (governatore del Piemonte) ed altri politici, di giornalisti e di virologi per inviare minacce.

I magistrati di Torino, tra i reati ipotizzati, avevano elencato l’istigazione a delinquere e la violazione della privacy. C’erano state anche minacce verso il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Anche Valentina Sellaroli, la pm che sta curando il caso, era stata inserita nella lista delle persone prese di mira dai no Green Pass, che sul gruppo avevano diffuso i suoi dati e la sua mail, per riempire la casella di posta elettronica del tribunale di mail e massaggi contro il magistrato.

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