Luana D’Orazio morta sul lavoro, ultime notizie: 3 indagati

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Chiuse della Procura di Prato le indagini per la morte sul lavoro della giovane Mamma Luana D’Orazio. Ecco le decisioni

Luana D'Orazio
(Facebook)

Morire in giovane età è ingiusto ed inaccettabile, morire in giovane età se si è già mamma di un bambino è devastante, morire in giovane età, con un figlio da crescere e per un incidente sul lavoro causato dall’imperizia e dall’avidità umana, come è accaduto alla povera Luana D’Orazio, è fuori da ogni logica e da ogni pensiero.

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Per questo motivo fanno ben sperare, al fine di veder puniti i responsabili dell’accaduto, le indagini condotte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato. Gli inquirenti hanno indagato sull’incidente che lo scorso 4 maggio è costato la vita alle 22 enne operaia di un’azienda tessile di Oste, frazione di Montemurlo comune di 18.000 abitanti alle porte del capoluogo di provincia.

Tre indagati per la tragica morte di Luana D’Orazio

Ricordiamo i fatti. Alle 11 del mattino del 4 maggio la giovane Luana D’Orazio è rimasta incastrata in un macchinario tessile, peraltro più volte segnalato come pericoloso. Le colleghe nonostante i tentativi disperati non sono riuscite ad estarla e la macchina schiacciandola l’ha uccisa.

Le indagini, partite il giorno stesso, sono state intense e veloci tanto che lo scorso 5 ottobre sono arrivati le prime risultanze. Ad essere indagati sono la titolare della ditta tessile dove lavorava Luana D’Orazio, ossia Luana Coppini, il marito della donna  Daniele Faggi anch’egli impiegato in ditta ed il tecnico addetto alla manutenzione dell’orditoio per campionatura, questo il nome del macchinario che ha ucciso la giovane mamma, Mario Cusimano.

Da segnalare, come riportato dalla stessa Luana giorni prima in alcuni messaggio whatsapp, che i dispositivi di sicurezza e di anti-infortunistica del macchinario erano disattivati al fine di accelerare la produzione.

I reati ipotizzati dalla Procura di Prato sono quelli di rimozione dolosa delle cautele e soprattutto di omicidio colposo. Gli indagati, se rinviati a giudizio e condannati rischiano da due a setti anni di carcere.