Michele Misseri ancora in carcere? Che fine ha fatto oggi lo zio di Avetrana

Il delitto di Sarah Scazzi, Michele Misseri ancora in carcere? Che fine ha fatto oggi lo zio di Avetrana, ecco le ultime notizie.

Autoaccusato dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi, Michele Misseri – che la vulgata popolare riconosce come lo zio di Avetrana – è ancora in carcere. Appena qualche mese fa, era caduta in prescrizione l’accusa di autocalunnia. In sostanza, l’uomo sostiene che sua moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina siano innocenti.

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La vicenda è annosa, il delitto risale ad agosto 2010 e nel 2017 sono arrivate le condanne definitive. Lui è così tornato nel carcere di Lecce, dal quale dovrebbe uscire dopo aver estinto la pena il 15 novembre 2024. Nei giorni scorsi, l’altra figlia – Valentina Misseri – è tornata ad accusarlo della morte della nipote.

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Non la pensa così Claudio Scazzi, il fratello di Sarah, secondo il quale la verità giudiziaria ha ricostruito nei minimi dettagli la vicenda. In carcere, Michele Misseri, nato a Manduria, in provincia di Taranto, il 22 Marzo del 1954, ha dismesso in parte gli atteggiamenti da “sempliciotto” che lo hanno reso quasi ‘folkloristico’.

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Che fine ha fatto oggi Michele Misseri: la vita in carcere dello zio di Avetrana

Una vicenda tremenda come quella di Sarah Scazzi, infatti, ha avuto dei contorni tragicomici, proprio per il personaggio che i media hanno costruito intorno alla figura di Michele Misseri. La figura del contadino tanto timoroso quanto furbo, che si sarebbe reso caprio espiatorio per salvare moglie e figlia, ma al quale i giudici non hanno mai creduto.

Per difendere la sua famiglia, insomma, dopo aver fatto sparire il cadavere della nipote, avrebbe provato ad addossarsi le colpe di un omicidio che non aveva commesso. In televisione, davanti alle telecamere, si presentava con un cappello da pescatore, malvestito e dimesso. Un abbigliamento totalmente diverso da quello che abbiamo visto in una fase successiva, quando Michele Misseri aveva invece indossato vestiti più eleganti.

Della sua vita oggi in carcere sappiamo poco: secondo alcune ricostruzioni, che però sono prive di conferme ufficiali, si farebbe chiamare “zio” dagli altri detenuti e si farebbe rispettare. Infine, non porterebbe la fede al dito. Si tratta, ovviamente, di ricostruzioni spesso fantasiose rispetto a quella che è la vita in carcere di un uomo che si autoaccusa di fatti gravissimi.