Maria Concetta Cacciola, chi è la vittima di ‘ndrangheta: era innocente

Maria Concetta Cacciola, nasce a Rosarno il 30 Settembre del 1980, figlia di Michele e nipote diretta del boss Gregorio Bellocco, il capofamiglia di Rosarno, la famiglia dalla quale proveniva era una famiglia molto potente.

 

Tutti i suoi famigliari erano membri della ‘ndrangheta, suo fratello Giuseppe seguì le orme dei suoi famigliari, proprio seguendo le stesse regole e gerarchie dell’organizzazione.

Maria Concetta Cacciola, chi è la vittima di 'ndrangheta, cosa le è successo (Foto dal web)
Maria Concetta Cacciola, chi è la vittima di ‘ndrangheta, cosa le è successo (Foto dal web)

La donna frequenta a 13 anni Salvatore Figliuzzi, i due si sposeranno quanche anno dopo per entrare a far parte della “’ndrina dei Bellocco”, dopo l’arresto di suo marito, la donna fu costretta a vivere una vita senza libertà con i suoi tre figli.

Era costretta dai membri del clan a vivere secondo le loro regole, la donna cominciò una relazione sentimentale con un uomo conosciuto qualche tempo dopo su internet, non appena si diffuse la notizia, la donna venne picchiata selvaggiamente dal padre e dal fratello per aver “disonorato” la famiglia.

La donna si recò in Questura per denunciare il furto del motorino ai danni di suoi figlio, l’11 Maggio 2011 dinanzi al Maresciallo chiese l’aiuto disperato della giustizia, l’agente le propose di collaborare.

La speranza della donna era riuscire a dare ai suoi figli un futuro migliore rispetto a quello di suo marito e della sua famiglia, costretta dalle regole del clan.

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Maria Concetta Cacciola, fu costretta a separarsi dai figli, li lasciò da sua madre per poi essere trasferita sotto protezione a Cassano

La donna venne trasferita due volte, a Bolzano e a Genova, tornò per nostalgia dei suoi figli, purtroppo chiamando sua madre rivelò la sua posizione e dove si trovava.

I suoi genitori andarono a Genova per riportarla a casa, in Calabria, durante  il viaggio suo padre cercò di capire cosa la figlia avesse rivelato alle forze di polizia.

Suo padre capì subito di essere in pericolo, chiamò gli uomini del Servizio di Protezione affinchè si recassero da sua figlia, per poi farla tornare a Genova, subito dopo i genitori della donna le fecero molte pressioni per farla ritornare a Rosarno.

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I genitori usarono i suoi figli per farla tornare nella città natale, l’8 Agosto la donna tornò a Rosarno e circa 12 giorni dopo venne trovata morta nel bagno, dopo aver ingerito acido muriatico.

Dopo circa 3 giorni i suoi genitori si recarono in Questura per depositare una denuncia ai danni delle autorità, per averla indotta al suicidio, nella loro denuncia accusavano la magistratura di averla costretta a collaborare con l’inganno.

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I genitori tramite estorsioni fecero registrare un’audiocassetta dove la donna ritrattava tutto quello che aveva concordato con gli agenti e la Procura qualche anno fa.

Gli inquirenti aprirono le indagini e riuscirono a dimostrare che le dichiarazioni fatte dalla donna erano state estorte, i genitori e il fratello furono accusati di omicidio, il padre e il fratello furono arrestati, mentre Anna Rosalba, sua madre è attualmente ancora agli arresti domiciliari.