Uno Bianca: che fine ha fatto Eva Mikula, che denunciò tutto

I casi della Uno Bianca hanno sconvolto l’Italia e in particolare l’Emilia Romagna tra il 1987 e 1994: la loro storia

Era un paese che sembrava essersi messo alle spalle gli anni di piombo quello che alla fine degli anni Ottanta si ritrova di nuovo a leggere sanguinari fatti di cronaca.

Eva Mikula
Eva Mikula (foto Facebook)

La banda che prese il nome dall’auto Fiat con la quale compiva le proprie azioni, realizzò rapine a mano armate per un totale di 109 colpi dove morirono 24 persone e provocò circa 200 feriti.

Ma la notizia più sconvolgente fu quando l’idendità dei sei uomini che la componevano fu svelata: cinque di loro erano poliziotti.

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I fratelli Roberto e Fabio Salvi si possono definire i leader del gruppo con il primo che quandof u arrestato era assistente capo presso la Questura di Bologna. Faceva parte della bandaanche Alberto, il fratrello più piccolo, pure pure poliziotto. Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli erano gli altri componenti.

Eva Mikula era la fidanzata di Fabio Salvi ed ha avuto un ruolo decisivo in questa storia. Le sue denunce hanno dato un grande contributo alle indagini che hanno portato all’arresto dei membri. Ma la donna oggi ha altre accuse, contro lo Stato che ha aiutato.

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Uno Bianca, le denunce di Eva Mikula

L’8 agosto scorso parlando a Il Messaggero disse che “per gli inquirenti era difficile dire che una ragazzina dell’Est, clandestina, li aveva aiutati a catturare quelli della Uno Bianca“, e che la verità non era emersa del tutto. La donna è stata sottoposta a ben sette processi e in tutti è stata assolta.

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Nel suo libro Vuoto a perdere ha raccontato la propria versione e oggi si sente “scacciata come un cane randagio” dove che ha vissuto per quattro mesi sotto protezione dello Stato, il tempo di aggiuffare i delinquenti.

Quando dal carcere il suo ex compagno ha saputo che stava scrivendo il libro la dissuase dal farlo. La donna (che era una ragazzina di 16 anni quando conobbe lui che ne aveva 32), ha raccontato delle violenze e subite.

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Oggi è in prima linea a favore delle donne picchiate dai propri uomini e fa volontariato in un’associazione che si occupa del tema mentre vive ormai pienamente integrata con un lavoro e una famiglia.