Carola Rackete: archiviata l’inchiesta per la capitana della Sea Watch

Archiviato il procedimento a carico di Carola Rackete, la capitana della nave Sea-Watch accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di non aver rispettato l’ordine di non entrare nelle acque territoriali italiane.

Il procedimento a carico di Carola Rackete, comandante della Sea-Watch, è stato archiviato. La capitana, entrata nel porto di Lampedusa con dei naufraghi soccorsi dalla Sea-Watch, era stata accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di non aver rispettato l’articolo 1099 del codice di navigazione, in quanto si era rifiutata di obbedire all’ordine di non entrare nelle acque territoriali italiane.

Sea Watch
(screenshot video)

L’inchiesta è stata archiviata da parte della gip del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, che ha motivato la sua decisione spiegando che Carola Rackete “ha agito nell’adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare”.

Carola Rackete: la capitana della Sea Watch ha rispettato il dovere di salvataggio

Secondo la giudice Raimondo, Carola Rackete non può essere accusata di aver commesso i reati sopracitati: “La condotta risulta scriminata dalla causa di giustificazione” ha aggiunto. L’inchiesta era legata alla decisione della capitana di entrare nelle acque territoriali italiane, senza aver ricevuto alcuna autorizzazione, con la nave che si trovava davanti al porto di Lampedusa ma in acque internazionali. Con il suo gesto, Rackete ha salvato e portato nel territorio italiano 53 migranti, tra i quali erano presenti donne incinte e neonati.

Carola Rackete

La gip, inoltre, ha dichiarato che il porto di Tripoli (Libia) non può essere considerato un pos: ciò significa che non può essere visto come un porto sicuro per lo sbarco, un “place of safety”. Tale constatazione è stata effettuata anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il quale ha recentemente elaborato un rapporto sulle terribili condizioni di detenzione alle quali sono sottoposti i richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Libia, che vengono torturati e maltrattati “in violazione dei diritti umani”.

Rackete era già stata prosciolta, lo scorso aprile, dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra, legato ad un presunto tamponamento contro la motovedetta della Guardia di finanza, che sarebbe avvenuto quando è stata arrestata nel mese di giugno 2019.