Potrebbe andare peggio | Gli italiani sono soddisfatti delle loro vite? Cosa dicono i numeri

Gli italiani sono soddisfatti delle proprie vite? Il nostro Paese è afflitto da tante problematiche ma potrebbe andare peggio: cosa dicono le statistiche.

La storia recente dell’Italia racconta di una Nazione gravata da tante problematiche, molte delle quali riguardano l’ambito lavorativo. Il primo problema riguarda il tasso di disoccupazione dei giovani che stando a quanto segnalato dai dati Istat è sceso nell’ultimo anno dal 29.7 al 22.5 nella fascia d’età 15-24 anni, dal 22 al 17 per la fascia 25-29 anni e dal 14 al 10 per la fascia 29-34 anni.

In questo ambito permangono comunque dei problemi che sono noti da tempo e che non hanno trovato soluzioni. Uno di questi il numero basso di assunzioni a tempo indeterminato (ultimamente parzialmente contrastato dalle agevolazioni previste dal governo per le aziende), molti dei giovani che hanno trovato occupazione in questo ultimo anno hanno sottoscritto dei contratti part-time o full time a tempo determinato, stagionali o di collaborazione con Partita Iva.

Italiani: quanto sono soddisfatti?
Italiani (www.ck12.it)

Un’altra problematica è il mancato adeguamento degli stipendi al costo della vita, a cui si associa un pagamento al minimo sindacale per molte categorie e addirittura inferiore al minimo sindacale in alcuni casi. C’è poi da considerare il lavoro in nero ed un mancato controllo delle condizioni dei lavoratori autonomi, spesso costretti ad aprirsi la partita iva – e dunque a versare parte della remunerazione in tasse e contributi – pur svolgendo delle mansioni che non consentono il raggiungimento di cifre sufficienti alle spese mensili.

A questi problemi si aggiungono quelli legati ai disservizi riguardanti le infrastrutture, i servizi pubblici, assistenziali e sanitari che si riscontrano principalmente nelle città del meridione. Il quadro lascia pensare che la qualità della vita in Italia non sia dei migliori. Una sensazione che viene confermata anche dal Global Liveability Index 2022 pubblicato dall’Economist qualche mese fa. La prima città Italiana in graduatoria è Milano al 49° posto, mentre Roma si trova qualche posizione più in basso.

In Italia si vive davvero così male: l’indice di soddisfazione degli italiani dice il contrario

Le problematiche ci sono e non sono opinabili, ma in Italia si vive così male? Di recente Eurostat ha pubblicato una mappa che mostra l’indice di soddisfazione dei cittadini europei tra il 2018 ed il 2021, analizzando com’è variato nel corso di quegli anni e dunque se c’è stato un peggioramento del livello di soddisfazione o se è rimasto uguale.

L’indagine è stata chiaramente condizionata dallo scoppio della pandemia di coronavirus e dalle conseguenze sociali, psicologiche ed economiche che ne sono derivate. I primi segnali evidenti di queste conseguenze, a livello economico, li stiamo avvertendo negli ultimi mesi del 2022, caratterizzati dall’inflazione, dal ricaro del costo dei carburanti e dei materiali fossili, dunque delle bollette di luce e gas. Aumenti che sono stati solo in parte attenuati dalle politiche europee e dagli interventi del nostro governo.

Eurostat, indice di soddisfazione
Eurostat (www.ck12.it)

Stando a quanto si evince dalla mappa condivisa da Eurostat, il Paese che ha risentito maggiormente della pandemia e della crisi è stata l’Irlanda con un peggioramento dell’indice di soddisfazione dello 0,8%, seguita da Francia e Irlanda allo 0,5%. Un peggioramento più contenuto è stato rilevato in Svezia e Polonia dove risulta compreso tra lo 0,5% e lo 0,2%, e ancora minore in Spagna, Germania, Belgio, Olanda e Repubblica Ceca dove si attesta allo 0,2%.

Non solo indicazioni negative emergono dall’indagine di Eurostat. L’Italia ad esempio è uno dei Paesi nel quale è stato registrato un leggero miglioramento della soddisfazione dei cittadini, compreso tra lo 0% e lo 0,2%. In questa fascia ci sono anche Austria, Ungheria, Lettonia e Slovenia. Un miglioramento ancora maggiore (tra lo 0,2% e lo 0,5%) è stato registrato in Romania, Bulgaria, Grecia, Slovacchia, Portogallo ed Estonia. Un miglioramento dello 0,5% è stato registrato infine in Croazia e Lituania.

Articolo di Fabio Scapellato