Nell’armadio più di dieci bottiglie con la sua urina, ecco perché

Ritrovamento inquietante quello avvenuto nel Palazzo di Giustizia a Catania: il ritrovamento di decine di bottiglie piene di urina ha scatenato un’indagine interna che ha portato alla scoperta di una verità clamorosa. 

Un numero incredibile di bottiglie piene di urina, ritrovate nell’armadio di un ufficio pubblico. Scoperta bizzarra quella avvenuta nel Palazzo di Giustizia di piazza Verga, a Catania.

Bottigliette piene di urina
Bottigliette (Ck12.it)

La verità nascosta dietro questo incredibile ritrovamento è ancora più bizzarra e va attribuita alla paura di contagio nata durante la pandemia da Covid, in grado di scatenare reazioni e gesti inusuali per non dire impensabili.

Dopo la scoperta, sono scattate le indagini interne che hanno portato all’individuazione  dell’autore del gesto, e qui un’altra sorpresa. La strana collezione trovata nell’armadio del Palazzo di Giustizia appartiene niente meno che a un giudice.

Decine di bottiglie piene di urina: incredibile confessione

La strana scoperta è stata fatta durante un trasloco, resosi necessario con l’arrivo nel Palazzo di Giustizia di Catania di nuovi funzionari. Per questi ultimi è scatta la caccia a uffici, stanze e scrivanie dove sistemarsi, e propri durante questa ricerca affannosa uno di loro ha fatto l’incredibile ritrovamento.

Bottigliette piene di urina
Palazzo di Giustizia a Catania – Foto ; Ansa

Decine di bottiglie da mezzo litro, contenenti un liquido di colore giallastro. Naturalmente sono subito scattate le indagini per capire di quale natura fosse il liquido e e per acciuffare l’autore del gesto. Si è scoperto quindi che le bottiglie erano piene dell’urina di un giudice civile. L’uomo, durante la pandemia da Covid, terrorizzato dalla promiscuità dei bagni del Palazzo di Giustizia, ha preferito urinare nelle bottigliette di plastica.

Scelta per certi versi umanamente comprensibile, perché durante il periodo della pandemia, quando i bollettini annunciavano giornalmente il decesso di centinaia di persone, la paura da contagio è diventata una vera psicosi, che si è trasformata in puro terrore per il contatto fisico e per la frequentazione dei luoghi affollati.

Il giudice, una volta scoperto, ha dovuto ammettere le sue colpe e già che c’era ha indicato un altro armadietto, anche questo pieno di bottiglie contenenti la sua urina. Adesso il giudice è finito sotto indagine ed è molto probabile che nei suoi confronti vengano presi provvedimenti disciplinari, sebbene al momento sia difficile ipotizzare quale reato attribuirgli.

Articolo di Michele Lamonaca