A tre giorni dall’esplosione che ha distrutto il Porto di Beirut, causando un bilancio, parziale, di 157 morti e quasi 5000 feriti, si aggiorna la tragica “contabilità” dei danni materiali e immateriali, e tra questi freddi numeri piomba, nella giornata di oggi, il dato dell’Unicef, secondo il quale sono circa 80.000 i bambini sfollati ed esposti ad ogni genere di difficoltà, non ultima la diffusione della pandemia da coronavirus covid-19.
“Nelle ultime 24 ore – sottolinea Violet Speek-Warnery, vice rappresentante dell’Unicef in Libano – ci stiamo concentrando sui bisogni immediati delle famiglie colpite”. Salute, cibo, acqua e istruzione sono le necessità impellenti. Il porto di Beirut, era il cuore dell’economia libanese e, come se non bastasse, conteneva in vari silos circa l’85% delle riserve di grano del Paese. A questo si aggiungevano le “proprietà” dell’Unicef stessa. Sono andati completamente distrutti dieci container con mascherine, guanti e tute bianche e le celle frigorifere per i vaccini. Un disastro di proporzioni bibliche. Al tempo stesso va ricordato che tre ospedali sono come scomparsi dalla faccia delle terra, due sono seriamente danneggiati e ben dodici strutture sanitarie di prime necessità per assistenza materna, assistenza neonatale e vaccinazioni sono inutilizzabili. Su tutto, come detto, il tragico incombere del covid-19, solo ieri a Beirut si sono registrati 464 nuovi casi.
Gli operatori dell’Agenzia dell’ONU sono operativi da subito dopo l’esplosione, dapprima con l’immediata conta dei danni, i vaccini sono salvi ma non si sa dove stivarli, ma c’è da organizzare tutto il supporto psicologico per aiutare i bambini ad affrontare i traumi e i lutti per non tacere della distribuzione di pasti e acqua potabile. In tale contesto l’Unicef sottolinea che per poter rispondere alle necessità di primo livello sono necessari subito almeno 4,4 milioni di dollari. In tal senso è già attiva un imponente campagna di raccolta fondi.
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