Come se non bastasse la crisi economica e la prima estate dell’era della pandemia da coronavirus covid-19 sull’Italia si abbatte una nuova piaga, per ora circoscritta, ma che con i giorni corre il rischio di svilupparsi, quella relativa agli alti livelli di biotossine marine nelle cozze. L’allarme lo lancia direttamente dal proprio sito ufficiale il Ministero della Salute . Vediamo i dettagli.
636, 637, 643 e 647. Non stiamo dando i numeri al lotto ma parliamo di quattro lotti,… nomen omen, di cozze di un’azienda ittica di Porto Tolle in Provincia di Rovigo, la “Ittica Allevamenti Ca’ Pellestrina”, i cui prodotti, secondo quanto riportano in due note ufficiali comparse il 21 agosto sul sito del Ministero della Salute sono risultati con dati relativi alle biotossine marine dsp decisamente oltre i limiti di legge. Per la cronaca le biotossine sono un insieme di sostanze tossiche che si “attaccano” letteralmente al fitoplancton e ad organismi e microrganismi marini fino, ad introdursi, tramite i molluschi nella catena alimentare. Il rischio che generano è quello dell’avvelenamento chimico.
L’avvelenamento, nello specifico, è in grado di generare nell’uomo le cosiddette bio intossicazioni i cui sintomi principali sono forti stati di dissenteria fino a rischio di disidratazione. Un altro rischio concreto, molto più severo, è quello di una parziale paralisi unita a difficoltà neuronali. Ma sottolineiamo che si tratta di patologie temporanee. Secondo quanto apprende la redazione di Cronaka 12 i sintomi si presentano praticamente subito, circa un’ora dopo l’ingestione, e nel caso il consiglio che diamo è quello di ricorrere immediatamente al Pronto Soccorso. Da segnalare, infine, che il rischio si corre ingerendo anche le cozze cotte, quindi portare i mitili a livelli di temperatura di cottura molto alti non riduce e non azzera il funzionamento delle biotossine. Fate attenzione alla vostra spesa, i lotti sono stati tutti ritirati, ma non è esclusa in assoluto la possibilità che qualcuno possa essere sfuggito al controllo.
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