La storia e la diffusione del Citrobacter, cosa sappiamo del batterio killer che ha ucciso 4 neonati: quando è stato scoperto e quante forme esistono.
A Verona, nel reparto di Terapia intensiva neonatale, si era annidato nel rubinetto del lavandino un batterio killer che in poco tempo ha ucciso 4 neonati: si tratta del Citrobacter e oggi si torna a parlare di quanto accaduto e di chi siano le responsabilità. In attesa che la giustizia faccia il suo corso e che eventuali responsabili vengano individuati, proviamo a capirne di più. Cosa sappiamo e di cosa si tratta? Il genere Citrobacter è stato scoperto nel 1932 da Werkman e Gillen. Questi organismi si trovano nel suolo, nell’acqua, nel tratto intestinale degli animali e in campioni clinici umani.
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Sono tra le cause principali delle infezioni urinarie. All’ospedale Borgo Roma di Verona, è stato individuato il Citrobacter koseri, un batterio che fa parte della famiglia delle enterobacteriacee, come l’Escherichia coli o la Salmonella. Nel nosocomio veneto, si è sviluppato un focolaio epidemico che ha coinvolto 89 soggetti, in prevalenza neonati ricoverati in terapia intensiva. Nove i casi più gravi, quattro in tutto le vittime. Per fare una categorizzazione, il Citrobacter koseri è stato associato a casi di meningite neonatale e ascesso cerebrale e il freundii a gastroenterite, meningite neonatale e setticemia.
La causa principale è un sistema immunitario debole. In sostanza, un sistema immunitario fragile rende il corpo più vulnerabile e predisposto. Questo innesca una serie di infezioni più o meno gravi, che provocano anche la meningite e nei casi gravissimi il coma e la morte. Viene infine segnalato il Citrobacter spp. come terzo patogeno urinario più comune: si tratta di un’infezione che colpisce soprattutto pazienti maschi e anziani. Infatti, si diffonde e viene associato a cateterismo, strumentazione genito-urinaria o uropatia ostruttiva. Ci sono Paesi come il Nepal dove addirittura è la seconda se non la principale causa di infezioni anche mortali.
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