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Sport

Marco Pantani, perché è stato escluso dal Giro 1999: la storia

Published by
Gabriele Mastroleo

La storia di Marco Pantani, perché è stato escluso dal Giro 1999: cosa è successo a Madonna di Campiglio, l’ombra della camorra.

(PASCAL PAVANI/AFP via Getty Images)

Il nome di Marco Pantani sulla Coppa del Giro d’Italia 1999: sollecitato dalla trasmissione televisiva Le Iene, Urbano Cairo, presidente di Rcs Media Group e patron del Giro d’Italia, acconsente a quella che è la volontà popolare. Una volontà emersa anche dalle parole di chi allora come oggi restò incredulo di fronte a quanto accaduto al Pirata. Nei giorni in cui esce nelle sale la pellicola “Il Caso Pantani – L’omicidio di un campione” al cinema solo il 12, 13 e 14 ottobre, la vicenda torna di stretta attualità.

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Cosa successe a Madonna di Campiglio e le reazioni

Quell’anno, fresco di una storica vittoria al Tour de France 1998, Marco Pantani è il più forte di tutti: vince sul Gran Sasso alla prima salita utile, si riprende la maglia rosa strappandola a Jalabert il 29 maggio e il giorno dopo, il 30 maggio, trionfa al Santuario d’Oropa, consolidando la leadership. Appena qualche giorno dopo, il 3 giugno, un’altra ascesa è sua: quella dell’Alpe di Pampeago e il giorno dopo arriva primo anche a Madonna di Campiglio.

All’arrivo, la classifica generale dice che Paolo Savoldelli ha oltre 5 minuti e mezzo di distacco, Ivan Gotti oltre sei. Ma arriva la doccia fredda: Marco Pantani ha un tasso di ematocrito di 52%, superiore al limite massimo consentito (50%). Il ciclista viene fermato per 15 giorni a scopo cautelativo. La sua squadra, la Mercatone Uno, si ritira per protesta dal Giro d’Italia, Paolo Savoldelli – secondo nella provvisoria – si rifiuta di indossare la maglia rosa.

La reazione di Marco Pantani dopo l’esclusione

Accusato di doping, il Pirata attese qualche giorno dopo l’esclusione per raccontare la sua verità: “Ho la coscienza a posto. Non ho niente a che fare con il doping. Io per vincere non ho bisogno del doping, ma delle salite”. Poi ancora: “Tornerò a correre quando il mio morale tornerà ad essere quello di un vincente. Sono dovuto uscire per un motivo che mi è ancora sconosciuto e mi piacerebbe sapere perché sono uscito così. Ora per me e per il mio morale è importante che sia fatta chiarezza. Io ho la coscienza pulita, ma mi sento sconfitto”.

Marco Pantani sostenne la tesi di non avere idea di cosa fosse successo: “Essere tirati giù dal letto e avere sette minuti di tempo per vestirsi, lavarsi la faccia. Non è un modo corretto di fare controlli, sembra più un agguato. Dopo il controllo sono sceso, e ho fatto colazione. Poi i tecnici hanno deciso che il 50 per cento era un valore entro il quale bisognava stare, io lo superavo, e questo è tutto. Io non lo so cosa sia successo, un’ora e mezzo dopo ho fatto un altro controllo a Imola e avevo 48 di ematocrito e 16,5 di emoglobina: il rapporto era in linea. Vuol dire che qualcosa di strano è successo. Io non so, sono allibito. Se lo sapete spiegatemelo voi”.

L’ombra della camorra sull’esclusione di Marco Pantani?

Ancora oggi, intervistati dalla trasmissione televisiva Le Iene, gli ex rivali del Pirata sono tutti concordi sull’anomalia di quanto accaduto a Madonna di Campiglio. Evgenij Berzin spiega: “Purtroppo non ha potuto terminare quel giro, il motivo lo sappiamo tutti”. Gli fa eco l’ex sprinter Mario Cipollini: “La cosa più vera è che quel Giro d’Italia era stato stravinto da Marco”. Per Paolo Savoldelli, che al traguardo di Madonna di Campiglio rifiutò di indossare la maglia rosa, il suo collega e rivale di Cesenatico “aveva dimostrato di essere nettamente il più forte”.

Un mistero mai chiarito quello di Madonna di Campiglio, sebbene una pista in questi anni sia stata battuta, quella camorra. A tirarla in ballo per la prima volta il capo della Banda della Comasina, Renato Vallanzasca, che nel libro “Il fiore del male. Bandito a Milano” scritto a quattro mani con Carlo Bonini, spiega: “In carcere un membro di un clan camorristico mi disse di puntare tutto contro Pantani perché non sarebbe arrvato a Milano”. Parole che Vallanzasca ha confermato in una successiva intervista e che riemergono anche dall’intercettazione di un affiliato alla camorra: “Certo che la storia di Vallanzasca è vera, pensavo fosse un uomo d’onore e invece è un pezzo di mer… Parlare con i carabinieri”.

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