Dopo il decreto Ristoro, l’accordo con il Governo è giunto in serata con i sindacati dei medici convocati dalla Sisac ma il testo, è bene precisare che non è ancora definitivo, in qunto ci sono alcuni punti da ultimare anche se in linea generica si prevede l’obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi.
Il costo dei tamponi che potranno essere effettuati dai medici di famiglia sarà a carico dello Stato e non del paziente. A questo scopo sono stati stanziati circa 30 milioni di euro.
Si potrà accedere al tampone rapido previo triage e prenotazione con la possibilità di richiedere anche tamponi rapidi a domicilio.
E’ quindi possibile recarsi dal proprio medico di famiglia o pediatra per fare un tampone nei seguenti casi:
1) contatti stretti asintomatici individuati dal medico di medicina generale oppure individuati e segnalati dal Dipartimento di Prevenzione in attesa di tampone rapido;
2) casi sospetti che il medico di medicina generale si trova a dover visitare e che decide di sottoporre a test rapido;
3) contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento identificati in base ad una lista trasmessa dal Dipartimento di Sanità Pubblica, Igiene e Prevenzione al medico curante.
Potranno inoltre essere coinvolti nell’effettuazione dei tamponi rapidi anche i medici di continuità assistenziale, dei medici di medicina dei servizi, dei medici dell’emergenza sanitaria territoriale nonché dei medici operanti in altre strutture organizzative dell’assistenza territoriale (Usca).
Dovrebbero quindi essere quindi circa 2 mln i tamponi rapidi in capo a medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
Nell’accordo, si prevede anche di dar il via il prima possibile alla diagnostica di primo livello da parte di mmg e pediatri in cui sono già stanziati 235 mln dando mandato al commissario Arcuri di procedere all’acquisto delle apparecchiature di diagnostica come ECG, holter, spirometro, dermoscan, servizi di telemonitoraggio, teledermatologia, retino grafia e polisonnografia. Saranno poi le Regioni a distribuirle presso le Case della Salute e le sedi dei medici convenzionati.
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