Portiere della Nazionale morto in una rapina: emerge la tremenda verità

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Senzo Meyiwa, il portiere della Nazionale del Sudafrica morto in una rapina, non venne ucciso per sbaglio: emerge la tremenda verità.

(Anesh Debiky/Gallo Images/Getty Images)

Il portiere del Sudafrica Senzo Meyiwa, ucciso nel corso di una rapina in casa, è stato “assassinato” e non si tratterebbe di un semplice “incidente”. A sei anni di distanza dalla morte, adesso emerge una terribile verità, con l’annuncio di cinque sospetti arrestati nelle scorse ore in connessione alla morte del noto portiere, cresciuto negli Orlando Pirates, dove ha sempre militato. La morte di Meyiwa, che inizialmente si credeva fosse stata una rapina fallita, ora si pensa che sia stata una vera e propria esecuzione per il capitano Orlando Pirates e Bafana Bafana.

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La verità su Senzo Meyiwa: chi ha ucciso il portiere morto nella rapina

Colpito al petto in presenza della sua ragazza, la cantante Kelly Khumalo, Meyiwa è morta per mano di sconosciuti aggressori che sono entrati in casa, pretendendo oggetti di valore. I recenti arresti sono stati il ​​culmine di un’inchiesta ben più ampia, secondo il vice CEO di Afriforum Kallie Kriel. Secondo Kriel, era più chiaro che mai che l’assassino di Meyiwa faceva parte di una cospirazione per uccidere il calciatore. Il gruppo di pressione che non ha mai creduto all’ipotesi di rapina si è mobilitato negli anni al fianco della famiglia. Fino alla svolta importante di queste ore. Afriforum ha messo a disposizione della famiglia Meyiwa anche i propri rappresentati legali.

“Ciò che è anche chiaro è che questa non è semplicemente una rapina andata male, è un assassinio”, ha detto Kriel. Ha detto che la mente dietro la tragedia doveva ancora essere arrestata e tra i sospetti fermati a suo avviso non c’è assolutamente il mandante dell’omicidio. “Non vediamo l’ora di ottenere ulteriori arresti dopo quelli delle ultime ore”, ha sostenuto spiegando anche che i presunti rapinatori erano in compagnia di un sicario, assoldato di proposito. Secondo il commissario di polizia generale Khehla Sithole, i sospetti detenuti da lunedì includevano “colui che ha premuto il grilletto” e tre persone che erano già in casa quando gli aggressori sono entrati.