Ricordi inediti su Stefano D’Orazio, il batterista dei Pooh morto l’altra sera: “Quella volta che venne arrestato prima di un concerto”.
In un’intervista al Corriere della Sera, Red Canzian racconta a cuore aperto il dramma che lui e gli altri Pooh stanno vivendo dopo la morte del loro amico e batterista, Stefano D’Orazio. Il bassista della band, nel corso dell’intervista a Luzzatto Fegis, delinea anche un ritratto inedito dell’amico, ne racconta anche dettagli per certi aspetti inediti. “Lui era una specie di Robin Hood” – ricorda tra l’altro – “A Trieste fu arrestato prima del concerto. Una automobilista insultava una signora con un bambino che attraversava molto lentamente sulle strisce. Lui prese a male parole l’automobilista che poi si rivelò essere un carabiniere”.
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Quella sera, Stefano D’Orazio non è così potuto salire sul palco: “Finì a passar la notte nelle carceri del Coroneo e noi suonammo in tre. Ricordo ancora i cori degli altri detenuti quando si scoprì che il nuovo arrivato era Stefano D’Orazio. L’episodio è un esempio della sua vocazione alla bontà, a difendere il deboli, gli svantaggiati”. Red Canzian racconta anche l’addio al gruppo da parte dell’amico, nel 2009: “Stefano si guardava allo specchio e non si raccontava le bugie… Voleva scendere dal palco. Aveva bisogno di vivere la vita misurandosi su altri progetti, da solo”.
Luzzatto Fegis non riesce a parlare con Roby Facchinetti, straziato dal dolore, ma raccoglie la testimonianza di Dodi Battaglia, batterista della band: “Stefano aveva portato nel gruppo una umanità speciale. Qualcuno obiettava che non era un grande batterista. Ma neanche Ringo Starr lo era. Eravamo compenetrati e complementari: Roby caparbio, io musicista emiliano, Red persuasivo e lui… simpatico cazzaro. Provo un dolore che non sparirà mai”, conclude. Un dolore che oggi è anche dei fan della band, quelli che nonostante lo scioglimento non li hanno mai abbandonati.
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