Venerdì 13 porta davvero sfortuna? Ecco le origini della superstizione

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In molti Paesi quando il numero 13 del mese cade di venerdì, viene considerato un giorno sfortunato. Vediamo il perché.

venerdì 13
Foto di Angeles Balaguer da Pixabay

Il venerdì e il numero 13 combinati insieme non godono di una buona fama: secondo la credenza popolare, la loro unione nel calendario sarebbe motivo di sfortuna. La combinazione capita almeno una volta all’anno, con un massimo di tre. Il 2020 ospita due venerdì 13: uno a marzo e uno a novembre.

La superstizione secondo cui tale giorno sarebbe nefasto è in voga in gran parte dei Paesi europei e americani. L’idea che la giornata sia portatrice di cattivo auspicio è talmente presente nell’immaginario collettivo del mondo anglosassone che il numero 13 è assente persino dalle file di sedili delle compagnie aeree.

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Venerdì 13: una superstizione antica

Le tradizioni che hanno attribuito significati di sventura al numero 13 e al venerdì sono tante e alcune hanno origini molto antiche. Quella più datata sembra derivare dalle concezioni astrologiche babilonesi, che ritenevano sacro il numero 12 perché facilmente divisibile, ma consideravano sfortunato il numero 13 poiché veniva subito dopo.

Restando nell’antichità, secondo la mitologia scandinava esistevano dodici semidei buoni e un tredicesimo semidio malvagio, Loki, che causò tante sventure agli uomini. E le attribuzioni nefaste arrivano anche dalla credenza cristiana: nell’Ultima Cena il tredicesimo commensale è Giuda, l’apostolo traditore, e Gesù è morto di venerdì. Giorno della settimana che, secondo le religioni monoteistiche, sarebbe quello del peccato originale di Adamo ed Eva.

Tornando indietro ai tempi dell’Impero Romano, si pensava che tutti coloro che nascevano di venerdì sarebbero andati incontro a una vita difficile. Inoltre per i romani erano catastrofici tutti gli anni bisestili che iniziavano in questo giorno. Esisterebbe poi anche una leggenda esoterica legata ai Templari. Venerdì 13 ottobre del 1307 tutti i cavalieri dell’Ordine furono arrestati per poi essere messi al rogo: la tradizione popolare attribuisce a quella giornata motivi di sfortuna e sciagura.