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Covid, studio italiano dimostra la persistenza degli anticorpi

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Simone Cadoni

Da un’analisi dell’Iss sulla popolazione di cinque Comuni trentini esposti al virus è emersa la longevità e persistenza degli anticorpi contro il Covid.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

L’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in collaborazione con la provincia autonoma di Trento, ha condotto uno studio sugli anticorpi che bloccano la proteina spike del Sars-CoV-2 nelle persone che hanno contratto il Covid. Dai risultati preliminari dell’analisi dei ricercatori italiani, è emerso il carattere longevo e persistente di tali anticorpi. L’esito della ricerca è stato divulgato dalla Direzione generale prevenzione del ministero della Salute in videoconferenza.

Paola Stefanelli, direttore del reparto Malattie prevenibili da vaccino-laboratori di riferimento, ha spiegato che lo studio aiuta a comprendere la longevità dei vari tipi di anticorpi e la capacità neutralizzante degli anticorpi anti-spike. Il risultato apre scenari positivi sulla protezione dei vaccini in arrivo.

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Covid, anticorpi persistenti: la ricerca

Lo studio dell’Iss è stato condotto su un campione di oltre 6000 persone residenti in cinque Comuni del Trentino esposti in modo significativo al coronavirus nel corso della prima ondata della pandemia: Canazei, Campitello di Fassa, Vermiglio, Borgo Chiese e Pieve di Bono-Prezzo.

L’indagine epidemiologica è stata compiuta attraverso i test sierologici in due fasi. A maggio sono state esaminate circa 6.100 persone, mentre al termine dell’estate sono stati riesaminati tutti i positivi ai test della prima fase. Nei dettagli, circa il 23% della popolazione aveva anticorpi contro la proteina nucleocapside del virus Sars-CoV-2. A distanza di 4 mesi dai test, il 40% delle circa mille persone positive ritestate è risultato sieronegativo. Ma analizzando gli stessi campioni di siero per un altro tipo di anticorpi diretti contro la proteina spike, come viene spiegato nello studio, è risultato che oltre il 75% mostrava ancora una sieropositività.

Per questo motivo i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità hanno iniziato a valutare la presenza di anticorpi protettivi nei confronti dell’infezione. Secondo quanto riportato, tramite esperimenti in vitro è stato dimostrato che quasi tutti i sieropositivi per gli anticorpi contro la proteina spike sono in grado di neutralizzare l’ingresso del virus.

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