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TV & Spettacolo

La vita è bella: gli errori e i falsi storici del film

Published by
Giuseppe

La vita è bella, quali gli errori e i falsi storici del film capolavoro di Benigni. Ci sono anche degli omaggi ad altri attori

Getty Images

La vita è bella di Roberto Benigni è il capolavoro del 1997 dell’attore e regista toscano. Conosciuto in tutto il mondo, acclamato al cinema e in televisione, vinse tre premi Oscar su sette nomination: miglior film straniero, miglior attore protagonista (Benigni) e migliore colonna sonora del maestro Nicola Piovani.

Il film non ha alcuna pretesa storia ma nel corso degli anni vari sono gli errori notati da critica e pubblico. Innanzitutto Dora (Nicoletta Braschi), la moglie di Guido Orefice (Benigni, il protagonista) non potrebbe essere sposati essendo lui un ebreo.

Nella scena in cui lei va alla stazione dove il marito con il figlio e uno zio di lui vengo deportati, Dora chiede di salire sul treno. Il soldato tedesco gli dice che non c’è errore, facendo capire che lei può non salire sul treno perché non è ebrea.

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La vita è bella: gli anacronismi e gli omaggi a Troisi e a Chaplin

Un altro errore storico si verifica ogni volta che i personaggi si danno del “lei”: durante il fascismo era proibito e nel linguaggio corrente – tranne in casi di voluta disobbedienza – si usava il “voi“.

Non mancano gli anacronismi come quando Guido chiede a Maria di “buttare la chiave” e si vede una cabina dell’Enel, chiaramente in anticipo visto che l’Ente energetico è nato nel 1962.

Ci sono anche errori più prettamente “tecnici” come quando Guido insegue il figlio e passata davanti a una vetrina: essa riflette chiaramente troupe di macchinisti, microfonisti, ecc…

Ma secondo i più attenti non mancano gli omaggi e ben due sono per il vecchio amico di Benigni, il compianto Massimo Troisi. Il primo è quando a teatro guarda Dora e le dice “voltati”: la scena dovrebbe riprendere il desiderio dell’attore napoletano a spostare le cose con il pensiero in Ricomincio da tre. In quello stesso film Troisi fa il giro del palazzo per incontrare la donna che gli interessa: Guido fa un movimento simile.

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Il terzo e ultimo omaggio sarebbe per Charlie Chaplin e del film “Il grande dittatore”: il numero delle divisa del prigioniero è lo stesso dell’attore americano.

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