Tra lealtà e inclusione: i valori dello sport secondo Papa Francesco

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In una lunga intervista rilasciata in esclusiva alla Gazzetta dello Sport e Sportweek, Papa Francesco ha commentato i principi sportivi coniugati alla vita di tutti i giorni, tra aneddoti e riflessioni.

papa francesco e i valori dello sport
Buda Mendes/Getty Images

Lealtà, impegno, inclusione, spirito di gruppo ma anche sacrificio, ascesi e riscatto. Sono questi i concetti sportivi chiave di Papa Francesco emersi nell'”enciclica laica” concessa alla Gazzetta dello Sport e a Sportweek. La lunga intervista è stata realizzata in Vaticano nel mese di dicembre dal giornalista Pier Bergonzi con la collaborazione di don Marco Pozza, ed è stata pubblicata integralmente all’interno di un volume dedicato a tutti gli sportivi.

“Siamo orgogliosi che Francesco abbia scelto di aprire il nuovo anno con noi, con un messaggio che vuole arrivare a tutti, perché il Papa, come lo sport, parla una lingua universale”, ha commentato l’autore dell’intervista nel suo editoriale.

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I principi chiave di Papa Francesco

Nel corso della conversazione, pubblicata a blocchi anche sulla Gazzetta e su Sportweek, il Pontefice ha affrontato diversi temi legati allo sport che si coniugano bene anche con la vita quotidiana e religiosa. Tra riflessioni e racconti personali, il Papa, che ha sempre mostrato vicinanza agli atleti e ai temi sportivi, ha regalato ai lettori dei pensieri inediti. I principi chiave, riassunti nella prima parte dell’intervista, sono sette.

Tra i valori imprescindibili di Bergoglio c’è la lealtà: “Il gioco e lo sport in genere sono belli quando si rispettano le regole – ha sottolineato – senza regole infatti, ci sarebbe anarchia, confusione totale. Rispettarle significa accettare la sfida di battersi con l’avversario in maniera leale”. E in merito al doping, che è il grande nemico sportivo della lealtà, Papa Francesco ha evidenziato che “non è solo un imbroglio o scorciatoia, ma è anche voler rubare a Dio quella scintilla che ha dato ad alcuni in forma speciale e maggiore”.

E proprio parlando del talento, il Santo Padre ha ricordato che non è nulla se manca l’impegno: “Nello sport occorre custodirlo, plasmarlo, allenarlo, viverlo come l’occasione per manifestare il meglio di noi”. Il paragone è con la parabola di Matteo, secondo la quale “il servo che al ritorno del padrone restituisce il talento ricevuto, che per paura aveva nascosto sotto terra, viene considerato malvagio non perché ha rubato, ma proprio perché non ha messo a frutto ciò che aveva ricevuto in dono”.

Un altro dei principi chiave è il sacrificio. “L’atleta è un po’ come il santo – ha sottolineato Bergoglio – conosce la fatica ma non gli pesa perché, nella fatica, è capace di intravedere oltre, qualcos’altro. Trova una motivazione, che gli permette non solo di affrontare la fatica ma di rallegrarsi per essa: senza motivazione, infatti, non si può affrontare il sacrificio”.

Nel corso della lunga chiacchierata non poteva non essere trattato il tema del razzismo. Facendo riferimento alle Olimpiadi, “una delle forme più alte di ecumenismo umano”, il Papa ha evidenziato l’importanza dell’inclusione: “Dei Giochi Olimpici ho sempre apprezzato il desiderio innato di costruire ponti invece che muri. Ogni quattro anni, il mondo ha la possibilità di fermarsi per chiedersi come sta, come stanno gli altri, qual è il termometro di tutto”.

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Nello sport se manca l’inclusione, rischia di non esserci neppure lo spirito di gruppo. Papa Francesco ha ricordato che nessuno si salva da solo e ha preso come esempio la fede, che “non è un monologo, bensì un dialogo, una conversazione”. La figura di Mosè è a questo proposito emblematica: “Quando è sul monte dice a Dio di salvare anche il popolo, non solo lui. Verrebbe da dire, usando una metafora sportiva, che ci potremmo salvare solamente come squadra”.

Un altro punto chiave emerso durante l’intervista è quello legato all’ascesi. Il Pontefice ha confrontato la pratica dei santi a quella degli sportivi, spiegando che non significa solo rinunciare, distaccarsi o sperimentare il dolore: “L’ascesi è un po’ come abitare nelle periferie: ti permette di vedere e comprendere meglio il centro, di estraniarsi dal mondo per immergersi ancora meglio. Lo sport rappresenta tutto questo molto bene”.

Papa Francesco ha infine parlato del successo, evidenziando che non basta sognarlo, ma “occorre svegliarsi e lavorare sodo”. In questo senso è secondo lui fondamentale per gli sportivi avere sete di riscatto, una caratteristica propria dei più poveri: “Offri loro un libro, un paio di scarpette, una palla e si mostrano capaci di gesta impensabili. La fame, quella vera, è la motivazione più formidabile per il cuore: è mostrare al mondo di valere, è cogliere l’unica occasione che ti danno e giocartela”.