Dopo le dimissioni delle ministre di Italia Viva, proseguono i contatti per garantire la maggioranza al governo Conte. Per il Senato servono 161 voti.
Nonostante Matteo Renzi continui a dire che il suo obiettivo primario non è cacciare il Premier Conte, la crisi che il leader di Italia Viva ha aperto nei confronti del governo preoccupa tutta l’area della maggioranza. Le ultime ore sono febbrili e decisive per garantire la sopravvivenza e la stabilità dell’esecutivo.
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Mentre il Premier Giuseppe Conte lavora al discorso da propinare alle Camere previsto per lunedì e martedì, si cercano i numeri necessari a garantire la sopravvivenza del governo. Se i numeri alla Camera dovrebbero garantire un certo margine all’esecutivo, la situazione in Senato diventa più complicata.
Dei 321 Senatori, almeno 161 devono appoggiare il governo Conte affinché ci sia ancora una maggioranza. Situazione non facile visto che i 18 senatori di Italia Viva hanno già annunciato la loro astensione. Attualmente, dunque, il premier può contare su 147 voti certi – Movimento 5 Stelle (92 senatori), Pd (35), Leu (5), Autonomie (6) e altri 9 senatori del gruppo Misto – per cui le ultime ore diventano decisive per cercare i numeri mancanti in altre direzioni.
Zingaretti cerca di fare pressione sui democratici, i liberali e gli europeisti: “Nel Parlamento esistono sensibilità democratiche, liberali ed europeiste che possono unirsi. Facciamo un appello alla luce del sole e abbiamo il dovere di rivolgerci al Parlamento per chiedere la fiducia perché l’Italia deve affrontare il Recovery, il piano di vaccinazione, le riforme sociali e del lavoro” ha dichiarato il segretario Dem che, tuttavia, continua a ribadire il no ad un coinvolgimento della destra populista.
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L’Udc, i cui senatori inizialmente erano papabili collaboratori della stabilità, si è completamente sfilata dall’appoggio alla maggioranza. I dubbi rimangono a questo punto nei confronti del partito di Silvio Berlusconi che conta 54 senatori e che potrebbe giocare le sue carte in maniera del tutto inaspettata, distanziandosi così dalla frangia del centrodestra trainata dall’asse Salvini-Meloni.
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