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Antonelli vince a Shanghai: primo trionfo in Formula 1 e l’Italia torna sul gradino più alto dopo vent’anni

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R.D.V.

Kimi Antonelli vince il GP della Cina a 19 anni: prima vittoria in Formula 1 e primo successo italiano dopo Fisichella nel 2006. Hamilton terzo con Ferrari.

Alla fine Kimi Antonelli non si è limitato alla pole. Ha vinto. A Shanghai il pilota bolognese conquista il suo primo successo in Formula 1 a soli 19 anni, completando un fine settimana che ha il sapore della svolta. Dietro di lui arrivano George Russell e Lewis Hamilton, che porta alla Ferrari il suo primo podio in rosso.

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Antonelli esulta, ma senza eccessi. L’emozione però si vede, negli occhi e nel modo in cui prova a trattenere le parole. È la prima vittoria in carriera e ha anche un peso simbolico enorme: un pilota italiano torna a vincere un Gran Premio dopo vent’anni. L’ultimo era stato Giancarlo Fisichella, in Malesia nel 2006.

La gara di Shanghai diventa così una pagina nuova per il motorsport italiano. Non solo per il risultato, ma per il modo in cui è arrivato. Antonelli ha gestito la pressione con una maturità che raramente si vede a questa età. La pole del sabato aveva acceso i riflettori. La domenica ha confermato tutto.

Antonelli, una gara controllata con la freddezza dei grandi

Partire davanti non è mai semplice quando si hanno diciannove anni e tutto il paddock che ti osserva. Antonelli lo sapeva bene. Anche perché nelle prime gare della stagione qualche errore in partenza gli era costato caro. A Shanghai invece la partenza è stata pulita, senza esitazioni.

Da lì in poi la corsa si è sviluppata con una gestione sorprendentemente lucida. Dietro Russell ha provato a restare in scia, mentre Hamilton ha costruito una gara solida che gli vale il primo podio con la Ferrari. Ma Antonelli non ha mai dato la sensazione di perdere il controllo della situazione.

Il ritmo è rimasto costante, senza forzature inutili. È la caratteristica che chi lavora con lui racconta da tempo: una velocità naturale accompagnata da una capacità di leggere la gara che non è comune nei debuttanti. In pista non c’è fretta, non c’è nervosismo. Solo la ricerca del giro giusto.

Quando arriva la bandiera a scacchi, la radio della Mercedes si riempie di voci. Antonelli resta per qualche secondo in silenzio. Poi ringrazia il team. È la vittoria che completa un percorso iniziato molti anni prima.

Dai kart alla Formula 1 sotto l’ala della Mercedes: la parabola di Kimi

Il rapporto con la Mercedes nasce molto presto. Antonelli entra nell’Academy nel 2018, quando è ancora un ragazzino. Toto Wolff lo mette sotto contratto e negli anni diventa molto più di un semplice team principal. «Toto è uno di famiglia, il rapporto va oltre quello professionale», ha raccontato più volte il pilota italiano.

C’è un dettaglio che Antonelli ama raccontare perché descrive bene quel legame. «Quando vado bene mi chiama Kimi. Quando vado meno bene Andrea. Quando vado malissimo Antonelli». È una battuta, ma racconta il percorso di crescita dentro un ambiente che lo ha accompagnato passo dopo passo.

Prima ancora della Mercedes, però, ci sono stati i genitori. Il padre Marco conosce da vicino il mondo delle corse e gestisce una scuderia impegnata nei campionati GT e di Formula 4. La madre Veronica ha insistito su un altro punto: la scuola. Antonelli ha continuato a studiare e ha cercato di mantenere una vita il più possibile normale.

«I miei genitori mi hanno insegnato i valori della vita e l’importanza dei sacrifici», ha spiegato il pilota bolognese. «Quando torno a Bologna cerco sempre di passare del tempo con i miei amici. Nel nostro sport a volte si è un po’ soli».

A Shanghai, però, non lo era. Con questa vittoria Kimi Antonelli riporta l’Italia sul gradino più alto della Formula 1 dopo due decenni. E soprattutto apre una prospettiva nuova: quella di un pilota giovanissimo che ha appena iniziato a scrivere la propria storia.

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