Covid, stretta sulle aree ad alto rischio dell’Ue: arrivano le zone rosso scuro

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Le zone rosso scuro saranno introdotte per scoraggiare i viaggi non essenziali nelle aree dell’Unione Europea ad alto rischio di contagio.

unione europea: arrivano le zone rosso scuro
FRANCISCO SECO/POOL/AFP via Getty Images

Le nuove varianti Covid preoccupano l’Unione Europea e l’aumento dei contagi in diversi Stati membri ha portato governi e istituzioni a mantenere alta l’attenzione. Con l’obiettivo di scongiurare l’arrivo di una nuova ondata letale del Covid-19 è dunque in arrivo una nuova stretta sui viaggi tra i Paesi Ue. Ad annunciarla è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha anticipato in conferenza stampa l’istituzione delle zone rosso scuro per delimitare i territori ad alto rischio.

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Zone rosso scuro in Ue: le dichiarazioni di Ursula von der Leyen

La presidente della Commissione europea ha spiegato ai capi di Stato e di Governo dell’Ue che per affinare la mappatura dei contagi occorre identificare le aree più rischiose. “Una persona che proviene da queste zone – ha dichiarato Ursula von der Leyen – dovrà fare un test prima della partenza, mettendosi in quarantena dopo l’arrivo. Tutti i viaggi non essenziali dovranno essere fortemente scoraggiati, sia all’interno dei Paesi che attraverso i confini nell’Ue”.

L’istituzione delle zone rosso scuro non chiude perciò le frontiere europee, ma introduce nuove regole sui viaggi considerati non indispensabili. Come sottolineato dalla stessa presidente della Commissione, è necessario che il mercato interno vada avanti e che i lavoratori essenziali e le merci continuino ad attraversare i confini senza ostacoli. “L’Unione europea è una zona epidemiologica unica – ha specificato von der Leyen – riusciremo a far fronte al virus e alle sue varianti solo attraverso misure mirate”.

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Non è escluso inoltre che i cittadini che viaggiano tra gli Stati membri dell’Ue debbano in futuro avere con sé una sorta di passaporto sanitario: “Quando sarà il momento avremo bisogno di una discussione ampia tra i Paesi sugli usi possibili dell’eventuale certificato”, ha anticipato la presidente della Commissione europea, spiegando comunque che si dovrà tenere conto del rispetto dei diritti e dei dati personali delle persone.