La cura di Biden contro la crisi climatica

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Fin dalle prime battute, così come in campagna elettorale, il neo-presidente degli Stati Uniti ha messo l’ambiente al centro del proprio programma. Ma l’attuale crisi ambientale è un argomento cocente che Biden vuole affrontare con le migliori intenzioni. 

(Photo by Anna Moneymaker-Pool/Getty Images)

Già agli albori del suo insediamento Biden aveva realizzato il primo passo, quello di riportare gli Stati Uniti al centro dell’accordo di Parigi, il trattato internazionale non vincolante firmato nel 2015 per ridurre in modo impattante il riscaldamento globale. Il Presidente Biden ha così rinnovato l’impegno intrapreso già dall’amministrazione Obama per la tutela dell’ambiente.

Ma non è l’unico passo in avanti che la nuova amministrazione ha in mente per i prossimi anni, infatti, già dallo scorso 20 gennaio Biden ha revocato alcune misure introdotte negli ultimi quattro anni che secondo le maggiori agenzie di tutela ambientale erano dannose per l’ambiente. In primis una delle prime misure riguarda la riduzione delle emissioni di metano fino ad arrivare a quelle delle automobili, lo stesso provvedimento vieta tra le altre cose anche le trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge: una riserva protetta nella zona nord-orientale dell’Alaska, che era rimasta libera dalle trivellazioni per 30 anni dopo l’approvazione dell’Alaska National Interest Lands Conservation Act (ANILCA) da parte del Congresso nel 1980 ma poi revocata dallo stesso a maggioranza repubblicana nel 2016.

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Sarà comunque lunga la strada per Biden che dovrà aspettare del tempo per far sì che le agenzie federali revochino gli effetti delle scelte di Trump nell’ultimo mandato.

ll Green New Deal di Biden

A detta di molti, quello che Biden dovrà fare è un New Deal ambientale. Il congresso dovrà in tal senso comunicare l’impegno e gli obiettivi degli Stati Uniti con scadenza 2030, in gergo Nationally determined contribution (Ndc), obiettivi che gli Stati si impegnano a realizzare dopo aver aderito al “patto sul clima”. Ed è proprio in questa proposta che si capiranno le intenzioni della potenza egemone occidentale a favore della decarbonizzazione del Paese. Cercando di divenire, come ha espresso recentemente Biden “leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici”.

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Un traguardo certamente raggiungibile a detta di Biden che prospetta un grande sforzo nel determinare le nuove dinamiche climatiche dopo i recenti anni di Trump che hanno rallentato tutti gli obiettivi nel senso dell’abbassamento delle emissioni inquinanti. Su questo punto gli intenti della nuova amministrazioni convergono su un punto focale: abbassare le emissioni di una percentuale del 50% rispetto a quelli che erano i livelli di 15 anni fa. Secondo il World Resources Institute gli Stati Uniti d’America mantenendo questo impegno contribuirebbe a raggiungere il traguardo dell’Accordo di Parigi, mantenendo la temperatura globale sotto l’1,5 gradi centigradi. Per intraprendere questa strada non bastano le misure attuali e per gli Stati Uniti sarà necessario implementare nuove misure, molto più articolate anche di quelle emanate nel 2015, con un investimento sulle energie rinnovabili, anche sulle abitazioni e su nuovi standard di mobilità. Una cifra di 2500 miliardi di dollari, come stimato recentemente da alcuni studi accademici dell’università di Pricenton.

Il sostegno dei parlamentari

Per raggiungere e attuare un “New Deal Ambientale” Biden avrà bisogno del pieno raccordo sui temi principali da parte dei parlamentari, garantito da una maggioranza solida alla camera e una, seppur risicata, al senato. Il neo-eletto Presidente potrà contare però sulla “riconciliazione”, un processo legislativo nato dai “Congressional Budget Act” del 1974 che agevola e accelera l’approvazione di alcune leggi di bilancio al senato.